lunedì 19 settembre 2016

I sette colli di Serre Ponçon


Mappa
Un giro tra le Hautes Alpes e le Alpes de Haute Provence, intorno al bellissimo lago di Serre Ponçon.

Si tratta di un giro di pochi chilometri, solo 140, ma che richiede alcune ore.

LuogoCoordinate
Le Lauzet-UbayeN44.428743 E6.434035
Col de PontisN44.488021 E6.348511
Col LebrautN44.506927 E6.28397
Col des GarcinetsN44.399904 E6.237533
Col du FangetN44.327213 E6.328182
Col du LabouretN44.249221 E6.370483
Col de MaureN44.31889 E6.40237
Col Saint Jean (Montclar)N44.415063 E6.350829
Le Lauzet-UbayeN44.428743 E6.434035

Partenza e arrivo presso un altro splendido lago, molto più piccolo: il lago di Le Lauzet. Potrebbe essere una buona idea dormire sul bucolico lago di Le Lauzet prima o dopo aver fatto questo giro dei 7 colli.

Partiamo verso il lago di Serre Ponçon e appena usciamo da Le Lauzet, al bivio teniamo la destra, sulla D954 verso Savines e Embrun, costeggiando il fiume Ubaye, che dopo poco attraversiamo su un piccolo ponte, raggiungendone presto la foce, dove, se il tempo è bello, non mancherà gente che fa il bagno.

Sembra il lago ma è ancora il fiume, che in quel punto si è allargato molto per l'effetto della diga artificiale.

Ragazzi al bagno nel fiume Ubaye, dove sfocia nel lago di Serre Ponçon
Procediamo per pochissimo tenendo il fiume a sinistra e, dopo il piccolo cimitero del Village d'Ubaye, superiamo il ponticello sul Ravine del Blanche, un torrentello che da il suo apporto d'acqua all'Ubaye, e svoltiamo subito a destra, verso il Col de Pontis.

Il lago di Serre Ponçon visto dal Col de Pontis

La prima cosa che notiamo è che la strada è strettissima e, dopo poche decine di metri, ci accorgiamo anche del fatto che è molto, molto tortuosa. In tutto, il colle si dipana, è proprio il caso di dirlo, su una decina di chilometri ma, vi posso assicurare, richiede molto impegno e, rispetto alla lunghezza, tanto tempo. Mi ha dato l'impressione di essere su una pista ma... per le biglie.

Dopo aver scollinato, prima si gode di un bellissimo panorama sul lago, poi ci si infila in un bosco molto ombroso e fresco e, presto, si ritorna sulla strada principale, a bordo lago, verso Savines le Lac, dove transitiamo sul lungo ponte che attraversa il lago per andare verso Chorges.

La discesa dal Col de Pontis, nei boschiIl lago di Serre Ponçon visto dal Col de Pontis
Entrando in Chorges, la strada diventa improvvisamente senso unico, imponendoci di scegliere tra svoltare a sinistra, verso Briançon, oppure a destra, verso Gap. Prendiamo a sinistra, verso la diga (indicazione per Barrage de Serre Ponçon), che raggiungeremo dopo aver superato il Col Lebraut, sulla sua strada che, dopo il Pontis, ci sembrerà una highway americana. In effetti, pur se non larghissima, la strada è molto liscia e dall'andamento dolce; in pochi minuti ci ritroveremo accanto alla centrale elettrica di Serre Ponçon, nella parte più tortuosa del colle.

Il Col LebrautIl lago di Serre Ponçon visto dal Col Lebraut
Qui il lago è tornato ad essere il fiume che era prima che la diga lo obbligasse ad allargarsi così tanto da diventare un lago: il fiume La Durance. Lo costeggiamo per circa 3 km, finché, dopo Espinasses, giriamo a sinistra verso Breziers e il Col des Garcinets. Di nuovo una strada piuttosto stretta e non troppo liscia ma, fortunatamente, non molto tortuosa. Alcuni rari tornanti, uniti ad un fondo non perfetto, comunque, consigliano di non prenderla troppo di corsa. Meglio godersi il paesaggio.

Il Col des GarcinetsIl fondo del Garcinets, non proprio perfetto
Scendendo dal Garcinets, io mi sono fermato per pranzo a Selonnet, un piccolo villaggio dove, sulla piazza, si affacciano il comune, la scuola e un ristorante carino: Chez Le Poete.

L'hotel ristorante Chez le PoeteSalcicce e salumi con crauti (non proprio invitante, vero?)
Avevo visto dei bei piatti con delle insalate molto allegre e sicuramente buone, poi mi sono lasciato tirare dal piatto di salsicce e salumi con i crauti, che si è rivelato alquanto deludente. Pazienza. In ogni caso, col senno di poi, consiglio di passare oltre e, magari, provare qualche locale a Seyne, paese un po' più grande e che pare molto più interessante anche per una piccola sosta. Lo incontriamo dopo soli quattro km, si tratta di una cittadella medievale che ora costeggiamo sul lato occidentale e, tra una quarantina di km, lo costeggeremo sul lato orientale.
Se ci trovate un buon locale segnalatelo nei commenti.

La cittadella medievale di Seyne
Verificate qui il livello del carburante perché, poi, si potrà trovare un distributore solo quando si raggiungerà nuovamente questo paese, tra 40 km e tre colli.

È qui a Seyne che prendiamo la D7, il Col du Fanget. Una dolcissima strada di campagna, che si snoda tra campi, cascine e boschetti, salendo lentamente verso i 1.459 mt slm del colle. Molto piacevole e rilassante da guidare; superato il colle, la strada ci accompagna a valle senza fretta mostrandoci, però, un carattere un po' più rude, con tanta roccia e alcuni tornanti in rapida sequenza, un carattere ben descritto da uno dei più bei cartelli di pericolo che io conosca: Attenzione: Strada stretta e tortuosa, che però, per chi il francese lo parla a orecchio, come me, pare Strada stretta e sinuosa.

Il Col du FangetLa discesa dal Col du Fanget... stretta e sinuosa.
Arrivati in fondo alla D7 svoltiamo a sinistra, verso il Col de Maure, ma, prima di arrivarci, all'unico incrocio che incontriamo dove dobbiamo dare la precedenza, possiamo permetterci una divagazione da poco più di un km verso sud, svoltando a destra per raggiungere il Col de Labouret e poi tornare indietro, solo per aggiungere una perla alla nostra collana di colli, oppure per qualche punto in più al Passknacker, se lo stiamo facendo.

Il bivio per il Col du Labouret, a destra, o il Col de Maure, a sinistra
Il cartello che sagnala il Col du Labouret
Da qui, comunque, sia che siamo tornati indietro dal Lobouret sia che abbiamo svoltato a sinistra allo stop, terremo la D900 fino a quando non raggiungeremo nuovamente Seyne, dopo aver scollinato sul Col de Maure. La D900 è paragonabile ad una nostra provinciale, abbastanza ampia, come al solito bella liscia, e che ci permetterà una guida abbastanza disinvolta in quanto con curve molto ampie. D'altra parte, anche i cavalli della nostra moto, dopo tanta tortuosità (o sinuosità) hanno bisogno di lasciarsi andare ad un galoppo leggero (sempre nei limiti della sicurezza).

Il col de Maure
Quando saremo nuovamente a Seyne smetteremo di seguire la D900 e la segnaletica per Le Lauzet e Barcelonnette e, svoltando a destra, ci troveremo davanti al cartello che indica la strada per il Col Saint Jean de Montclar.

A destra per il Saint Jean sulla D207, non segnalato subito ma......dopo 30 mt di nuovo a destra, questa volta con cartello.
Si tratta della D207 e, dopo esserci lasciati alle spalle le ultime casette e villette di Seyne, ci accompagnerà su un fondo sufficientemente liscio e con un andamento molto lineare, fino alla stazione sciistica di Montclar, dove, proprio in corrispondenza del colle, si immette nuovamente sulla D900, che ci porterà, ormai in pochi minuti, fino a Le Lauzet-Ubaye, per un meritato riposo... oppure per tornare a casa attraverso il Colle della Maddalena, come ho fatto io.

Il Col Saint JeanLa Maddalena, il colle più vicino per tornare in Italia

martedì 13 settembre 2016

Trattato semiserio sulla comunicazione in moto

Con l'avvento del blue-tooth l'interfono è diventato uno dei gadget da motociclisti più richiesto e diffuso ma, a mio avviso, annulla quella piacevole sensazione di essere soli con se stessi che il casco e il rumore del motore riescono a trasmettere a noi motociclisti e, comunque, offre la possibilità di comunicare solo con pochi e predefiniti interlocutori: il partner sulla stessa moto o, al limite, qualche altra persona che viaggia vicino a noi.

Sarò all'antica ma, quando vado in moto, preferisco ancora isolarmi, sentire i rumori del motore e dell'aria contro il casco e, soprattutto, avere tutto per me il mio tempo ed i miei pensieri; preferisco ridurre la comunicaizone all'essenziale: dovendo gridare e, spesso, rallentare, prima di dire qualunque cosa ci si pensa due volte e la si dice solo se veramente importante o interessante. (Sai che bello se fosse così sempre!)

Pur senza poter parlare, però, un minimo di comunicazione con gli altri motociclisti è comunque necessaria e, infatti, spesso comunichiamo con chi sta viaggiando insieme a noi oppure con coloro che incontriamo, che stiano viaggiando nella nostra stessa direzione o in direzione opposta, e lo facciamo utilizzando segni convenzionali, codificati, come per qualsiasi altro linguaggio, dalle abitudini e dalle necessità.

Comunicare implica socializzare e, alla base della socializzazione, c'è il saluto, segnale primordiale che dimostra proprio la volontà di socializzare, esprimendo il rispetto e l'attenzione verso colui a cui è rivolto.
Tra gruppi omogenei, solitamente, ci si saluta anche se non ci si conosce direttamente e, spesso, il saluto da rispettoso diventa confidenziale, così come il modo stesso di rivolgersi, con il passaggio diretto al "tu" di categoria.


I motociclisti, se possono staccare una mano o un piede dalla loro moto, si salutano sempre, e se non possono diversamente, lo fanno anche solo con un cenno del capo. Quando ciò non accade solitamente è perché non si ritiene che l'altro sia degno del saluto (quindi del rispetto).
Per esempio: pregiudizi verso gli scooteristi fanno si che sia inconsueto vedere motociclisti che li salutano, così come è raro essere salutati da quelli con il XXX XX (mettete voi le consonanti che ritenete opportune); non so perché, forse per il loro iper-ego, ma quelle poche volte che quelli con il XXX XX lo fanno, non sembra che salutino... pare piuttosto che impartiscano la loro benedizione.

Per non dover mollare il gas né allontanarsi dalla leva del freno, quando ci si incrocia ci si saluta con la mano sinistra e il segnale convenzionale di saluto ricorda il segno di Vittoria: indice e medio sollevati con la mano rivolta verso l'altro ed il braccio, spesso, teso verso il centro strada.

Contrariamente a quel che molti credono, questo saluto non ha nulla a che vedere con il segno di Vittoria.
Narra la leggenda che fu utilizzato la prima volta da un cavaliere che, solitario, viaggiava da diversi giorni per ritornare al proprio maniero, dove sapeva che avrebbe trovato la sua sposa ad attenderlo. Giunto quasi a casa incontrò un altro cavaliere, altrettanto felice, che stava venendo via dal castello e che, prima di allontanarsi al galoppo, gli indicò con una mano il numero due, per comunicargli, orgoglioso, qualcosa tipo "Mi dispiace ma da quella donzella arrivi secondo!". Ecco che da allora tutti i cavalieri prima, e i motociclisti poi, utilizzano quel segnale per distinguersi dal cavaliere tradito.

Al di là delle convenzioni, di fatto ci si saluta un po' come ci pare: c'è chi lo fa con la mano aperta, chi con il solo indice e poi ci sono alcuni harleysti, in realtà non tutti, che salutano con pollice, indice e mignolo.

Il saluto di alcuni harleysti
L'importante è non usare mai gli abbaglianti per salutare, infatti il lampeggio indica la presenza di pericolo imminente sulla strada, invitando l'altro a rallentare decisamente.

Quando si viaggia nella stessa direzione di marcia, il motociclista che giunge da dietro saluta quello che ha appena sorpassato staccando il piede destro dalla pedalina e stendendo gamba verso l'esterno.
Magari non fatelo se sorpassate un XXX XX: probabilmente non capirebbe e potrebbe credere che gli vogliate dare un calcione, offendendosi (e non benedicendovi mai più!).

E il motociclista sorpassato? Se non lo ha fatto prima, segnalando anche di aver visto chi sopraggiunge, può sempre fare un cenno di saluto dopo: l'altro lo vedrà nello specchietto o, se non lo vedrà, saprà comunque per certo che il suo saluto sarà stato contraccambiato.

Vista la difficoltà a comunicare, gli altri segnali convenzionali sono pochi, quelli essenziali. Tutti coinvolgono il braccio sinistro o la gamba destra. Vediamoli insieme. Non abbiatemene ma, per la vostra sicurezza ed incolumità,vi segno anche ciò che potrebbero intendere i non addetti, per esempio quelli con lo scooter X-XXX, o quelli che guidano i XXX XX (ovviamente non tutti, solo quelli che non leggono questo blog):


SEGNALI PER CHI CI SEGUE
SegnaleSignificatoCosa capiscono X-XXX e XXX XX
Avviare i motori

Braccio roteato verso l'alto mostrando il dito indice
Abbiamo visto tutti!
Seguitemi

Braccio teso verso l'alto con mano aperta e palmo verso l'avanti
La so, la so, io la so!
Alla prossima dobbiamo svoltare/restare a sinistra

Braccio e mano distesi verso sinistra, con il palmo verso il basso.
Sei un tappo!
Alla prossima dobbiamo svoltare/restare a destra

Braccio sollevato a 90° con pugno chiuso.
Saluto comunista
Stop (immediato)

Braccio piegato verso terra e mano aperta, con palmo rivolto all'indietro.
Da qui non si passa
Stop (al primo posto utile)

Braccio teso con pugno chiuso, verso il basso, con ripetuto movimento breve su e giù.
(censura)
Aumentare la velocità

Braccio e mano distesi con palmo verso l'alto e movimento, ripetuto, dal basso verso l'alto
E vai...
Passa avanti, guida tu

Braccio teso verso il basso (45°) e indice sollevato con movimento verso l'avanti.
Guarda che bel panorama!
Attenzione: fondo pericoloso

Braccio teso a indicare il pericolo, se è a sinistra, gamba destra tesa se è a destra.
(non capisce e basta)
Disporsi in fila indiana

Braccio verso l'alto mostrando il dito indice
Guarda là, c'è un asino che vola!
Disporsi su due file

Braccio verso l'alto mostrando le dita indice e medio
Devo andare in bagno
Sosta per rifocillarsi

Pugno chiuso e pollice verso la bocca.
(Questo lo capiscono anche loro)
Rifornimento necessario

Indice verso il serbatoio
La mia moto è più bella della tua
(e qui si offende!)
SEGNALI PER CHI VIENE INCONTRO
Attenzione: fondo pericoloso

Braccio teso, palmo verso il basso e mano che oscilla da destra a sinistra e viceversa
Livello terra terra
(Pazzaglia docet)
SEGNALI PER TUTTI
Diminuire la velocità

Braccio e mano distesi con palmo verso il basso e movimento, ripetuto, dall'alto verso il basso.
Vieni qui!
Freccia dimenticata accesa

Braccio teso e mano aperta e chiusa alternativamente.
Ciao!
Attenzione: polizia

Colpire alcune volte la somma del casco con la mano aperta
Credono stiate imitando Lino Banfi e scoppiano a ridere.

venerdì 9 settembre 2016

Giro del Bianco 2016

Inizia il Gran San Bernardo
L'abbiamo già fatto l'anno scorso, è vero, ma quest'anno l'ho ristudiato, aggiungendo qualche colle, tanto per divertirci un po' di più.
Partenza e arrivo a Cuneo per un totale di due giorni di viaggio, due giorni di vedute e panorami spettacolari. Il perno del giro è il massiccio del Monte Bianco, praticamente lo si circumnaviga. Si attraversa la Valle d’Aosta, si transita in Svizzera (non c’è bisogno di vignette autostradale) si fa un bel pezzo di Savoia e infine si rientra dal Colle dell’Agnello, dopo aver attraversato alcuni tra i migliori colli francesi.

Le Coordinate

PRIMO GIORNOSECONDO GIORNO
LuogoCoordinateLuogoCoordinate
Gran San BernardoN45.868913 E7.170921Col de la MadeleineN45.435565 E6.375561
Col de ChampexN46.031706 E7.106856Col du GlandonN45.239722 E6.175515
Col de la ForclazN46.057770 E7.001470Col de la Croix de FerN45.227365 E6.202427
Col des MontetsN46.004034 E6.923658Col du TélégrapheN45.202688 E6.444550
Col des SaisiesN45.760849 E6.533476Col du GalibierN45.064207 E6.407779
Cormet de RoselendN45.691327 E6.690640Col du LautaretN45.034639 E6.405038
Col du TraN45.515460 E6.595990Col d'IzoardN44.819610 E6.734915
Hotel de Faubourg - MoutiersN45.484838 E6.530430Colle dell'AgnelloN44.683943 E6.979628

Mappa
Il Primo Giorno
Cuneo - Moutiers
Il lago al colle del Gran San Bernardo
Lato svizzero del GSB
Partenza alle 08:00. Purtroppo, per raggiungere la valle d’Aosta da Cuneo, si deve fare un po’ d’autostrada... un paio d'ore per arrivare ad Aosta, dove si esce e si prende la strada per il Colle del Gran San Bernardo, iniziando subito a rilassarsi e divertirsi.

Tutto il percorso è su strada molto ben tenuta, divertente ma sicura. Si sale fino a quota 2.473 mt slm del colle e, quando si crede di aver visto il bello, si resta estasiati da ciò che si trova dall’altra parte. Si scende parecchio, fino a Orsières, dove si lascia la strada per Martigny e si prende a destra, per Champex, il paese che da il nome al colle (1.490).
Un colle ripido e tortuoso ma non pericoloso, anzi, divertente.

Si ridiscende dall'altra parte verso Martigny, dove è facile trovare la strada del Col de la Forclaz (1.527), la si vede la lontano, è quella che taglia tutta la costa della montagna sopra Martigny ed è ben indicata. Un colle molto veloce, solo cinque tornanti, per il resto... una vera e propria pista. Attenti a non farsi prendere la mano!

Il colle è immerso in boschi molto freschi.
Sulla destra trovate un hotel con un ristorante: buono ma, a mio avviso, un po' caro. Si scollina e dopo poco si entra in Francia.
Consiglio di fermarsi proprio in Francia, per pranzo.

Continuiamo sulla strada D1506 che, attraversando il Col des Montets (1.461), ci porterà fino a Chamonix, ai piedi del Monte Bianco, un magnifico di paese che vale la pena di una visita, anche solo di una sosta per una bibita. Il Col des Montets non è altro che la continuazione del Forclaz, solo un po' più stretto ma sempre veloce. Usciamo da Chamonix verso sud e troviamo, sulla sinistra, l'imbocco del tunnel del Bianco: la N205, che prendiamo ma non verso il tunnel bensì in direzione contraria, praticamente continuando da dove siamo arrivati.

La rotonda all'imbocco del tunnel del Monte Bianco
Col des Saisies
La N205 ci porterà fino a Passy, dove, all'imbocco dell'autostrada, prenderemo a destra, proprio per Passy, svoltando poi a sinistra alla fine del breve rettilineo, per continuare per meno di un km fino a trovare una rotonda oblunga, dove ci infileremo nell'unica strada ancora verso sinistra, per Notre Dame de Bellecombe, che incontreremo dopo 26 km e dove all'ingresso del paese abbandoneremo le indicazioni per Albertville pre prendere a sinistra per Les Saisies e il suo colle: il Col des Saisies (1.657).

La strada è di media larghezza, liscia e con poche vere curve, però non spinge a correre ma a godersi i panorami. In ogni caso, è la strada più breve per arrivare a Beaufort, dove prendere per il Cormet de Roselend ma, soprattutto, dove fermarsi alla cooperativa a comprare un po' dell'ottimo formaggio che prende il nome proprio da questo paesino.

Cooperative du Beaufortain

Lago di Roselend
Continuando, si va verso il Cormet de Roselend (1.967), un colle che si distingue, soprattutto, per la bellezza del lago, il lago di Roselend appunto, che si costeggia per raggiungere la cima.
Molto frequentato, il colle è scorrevole e molto bello da entrambi i lati. Poco prima di arrivare in cima ci lasciamo il lago alle spalle e non lo vedremo più. Ricordo che quando ho percorso questo colle al contrario, l'apparizione improvvisa e inaspettata del lago mi aveva lasciato letteralmente senza fiato.

Scendiamo, quindi, verso quel crocevia di motociclisti che è Bourg Saint Maurice, dove, vista l'ora, vale la pena di fermarsi per una birretta prima di affrontare l'ultimo colle di oggi: il Col du Tra (o Col de Notre Dame du Pré, a 1.835 mt slm).
Sembra un colletto da poco, ma vi assicuro che, mentre è facile salire, la discesa verso Saint Marcel è tutt'altro che una passeggiata: strada stretta, ripidan non proprio sempre liscia e molto, molto tortuosa. Io, viaggiando in due, sono arrivato in fondo con i freni affaticati (quello dietro... non c'era praticamente più). Però... che divertimento!

Alcuni passaggi del Col du Tra (quelli che Roz è riuscita a fotografare!)
Da qui, arrivare a Moutiers è stato questione di un attimo. Ci siamo sistemati all'Hotel de Fauburg, in pieno centro: per il prezzo (49 Euro in due, senza colazione) devo dire che siamo stati proprio bene.
Per la cena consiglio il ristorante La Voute: se siete all'Hotel de Fauburg lo trovate proprio lì, appena usciti sulla destra a meno di 100 metri, altrimenti, proprio davanti al Duomo di Saint Pierre, vicino al ponte vecchio. Ottimo cibo ad ottimi prezzi.

Veduta sull'Isère dalla finestra dell'hotel e cena a La Voute
Mappa
Il Secondo Giorno
Moutiers - Cuneo
Massiccio del Monte Bianco
dal Col de la Madeleine
Colazione in una caffetteria a 30 mt dall'hotel, poi, circa alle 09:00, partenza alla volta del Col de la Madeleine (2.000), seguendo per pochi chilometri la superstrada a fianco del fiume Isère, fino a Feissons sur Isère, dove usciamo e seguiamo le indicazioni per il colle.
Prima delle 10:00 eravamo in cima, a dare ancora un'occhiata al massiccio del Monte Bianco e, soprattutto, a godere di una generosa seconda colazione, poi giù dal colle verso La Chambre. Sia salendo, sia scendendo, si incontra un buon numero di mucche sulla strada: sono abituate al traffico ma facciamo lo stesso attenzione a non spaventarle.

Guardando la strada percorsa, sulla salita al Glandon
Di nuovo salita, per il Col du Glandon (che solitamente nessuno considera perché è a soli 2 Km dal Col della Croix de Fer ma è oltre 100 metri più in basso, a 1.924), quindi La Croix de Fer (2.067) e poi giù verso la Maurienne, dove, a Saint Michel de Maurienne si prende per il Col du Télégraphe (1.566), che ci porterà dritti sulla strada del maestoso Col du Galibier (2.645).
Questa volta il colle è aperto, così evitiamo la galleria e ci inerpichiamo per l'ultimo tratto che ci porta in cima, dove, oltre alle foto di rito, proseguiamo ancora a piedi per arrivare proprio sulla punta e godere di un panorama stupendo, tutt'intorno. Glandon, Croix de Fer si fanno d'un fiato, mentre Télégraphe e Galibier richiedono un po' di impegno e di tempo in più, però sono quattro colli che, messi in fila, danno grandi soddisfazioni.

Col du Galibier
Biere Galibier
Scendendo dal Galibier verso Saint Jean de Maurienne, raggiunta l'uscita della galleria che abbiamo evitato, c'è un bar dove, visto che era l’una, ci siamo fermati per un panino e una buonissima Bier du Galibier bionda: un'ottima IPA prodotta poco più in basso, a 1.400 metri.
Rifocillati ripartiamo in direzione sud, abbandonando la Savoie per il dipartimento de Les Hautes Alpes, raggiungendo, in soli otto km, il Col du Lautaret (2.057), un punto di passaggio obbligato per procedere verso il Col d'Izoard (2.360); dal Lautaret si scende ancora su una strada ampia, liscia e dall'andamento piuttosto dolce, per meno di 40 km, fino a Cervières, dove, rimanendo sulla stessa strada, iniziamo a salire verso l'Izoard, che raggiungiamo abbastanza in fretta.
In cima moltissimi motociclisti, automobilisti e ciclisti, in quello che pare un festoso raduno improvvisato. 
Col d'Izoard

Quasi alle 16:00 ripartiamo, scendendo verso Guillestre ma svoltando a sinistra, verso il Colle dell'Agnello (2.744), non appena troviamo il primo vero bivio, a meno di 15 km di discesa assolutamente divertente.
Colle dell'Agnello
La salita verso l'Agnello è stretta e passa in alcuni piccoli villaggi. La vegetazione si fa sempre più rara e lo spettacolo, tutt'intorno, sempre più bello, con l'orizzonte che si allontana man mano, a scoprire nuove vette.

Anche in cima al Colle dell'Agnello troviamo molta gente, perfino troppa ma, d'altra parte, è domenica pomeriggio e... non abbiamo l'esclusiva.
Ridiscendere, verso casa, è reso un po' difficoltoso dal gran numero di camper ma, fortunatamente, con due ruote è pur sempre più facile trovare un varco!

Poco più di un'ora e siamo a casa, stanchi ma soddisfatti, pronti a ripartire.