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venerdì 23 settembre 2016

In Francia 68 Euro senza guanti

È l'importo della multa in vigore dal prossimo 20 novembre 2016 se venite fermati in Francia mentre viaggiate in moto o scooter, senza indossare guanti certificati CE. (Che cosa avevate capito?!)


Mentre viaggiate, non solo mentre guidate: la regola è valida anche per il passeggero.
Se, poi, avete una patente francese, allora vi giocate anche un punto della patente.

Unica consolazione: se la multa la pagate entro 15 giorni (e se non siete francesi non vi lasciano partire se non dopo aver pagato) ve la cavate con 45 Euro... Grossomodo il costo di un paio di guanti certificati.
La certificazione CE è dimostrata dalla presenza del marchio sull'etichetta dei guanti (ecco, io l'ho tagliata perché mi dava fastidio... speriamo in bene!).

Personalmente indosso sempre guanti certificati, anche per piccolissimi spostamenti: in caso di problemi, le mani sono la prima cosa che si butta sull'asfalto e non è un caso che il 20% delle vittime di incidenti stradali in modo riporti gravi ferite alle mani.
Come tutte le leggi sulla sicurezza, lo spirito non è quello di prevenire il danno alla persona, quello spirito dovrebbe averlo ognuno per sé stesso, bensì quello di ridurre i costi, per la collettività, per la cura di tali danni e per eventuali invalidità permanenti, che si traducono in incapacità lavorativa spesso con erogazione di pensioni a vita.

Io penso che ognuno debba essere responsabile per sé stesso ma, nel momento in cui i nostri errori rappresentano un costo per la collettività, non posso che essere d'accordo con lo spirito di questo tipo di leggi.

Se qualcuno, ancora, proprio non riesce a capire che la cura della sicurezza passiva in moto è di primaria importanza per la propria salute, almeno consideri il fatto che lo sia per le tasche degli altri. Sarai anche il motociclista più bravo e attento del mondo ma non è detto che gli altri utenti della strada lo siano: se proprio non vuoi proteggerti da te stesso, almeno proteggiti dagli altri.
Casco, giacca e pantaloni con protezioni, stivali, guanti... in moto dovrebbero essere considerati alla stregua delle cinture di sicurezza sull'automobile.

Questa nuova legge francese si aggiunge a quella entrata in vigore il primo gennaio 2016, che impone ai motociclisti, scooteristi e quadisti (si dirà così? mah...), così come già per gli automobilisti, di avere con sé il gilet riflettente, da indossarsi in caso di emergenza. Le sanzioni sono di 11 Euro, se non lo si ha con sé, e di 135 Euro se non lo si indossa in situazioni di emergenza. Qui il discorso si complica un po': qual è la situazione di emergenza? In teoria, ogni volta che vi fermate con la moto in un luogo inadatto, quindi, per esempio, a bordo strada. Un flick che vi vede fermi a bordo strada, magari per controllare la cartina, potrebbe contestarvi la situazione di emergenza.
Nota positiva: il gilet riflettente non è obbligatorio per il passeggero.

Bene, i motociclisti li ho avvisati, a tutti i loro amici, magari, ho dato un'idea per i prossimi regali di Natale!


martedì 13 settembre 2016

Trattato semiserio sulla comunicazione in moto

Con l'avvento del blue-tooth l'interfono è diventato uno dei gadget da motociclisti più richiesto e diffuso ma, a mio avviso, annulla quella piacevole sensazione di essere soli con se stessi che il casco e il rumore del motore riescono a trasmettere a noi motociclisti e, comunque, offre la possibilità di comunicare solo con pochi e predefiniti interlocutori: il partner sulla stessa moto o, al limite, qualche altra persona che viaggia vicino a noi.

Sarò all'antica ma, quando vado in moto, preferisco ancora isolarmi, sentire i rumori del motore e dell'aria contro il casco e, soprattutto, avere tutto per me il mio tempo ed i miei pensieri; preferisco ridurre la comunicaizone all'essenziale: dovendo gridare e, spesso, rallentare, prima di dire qualunque cosa ci si pensa due volte e la si dice solo se veramente importante o interessante. (Sai che bello se fosse così sempre!)

Pur senza poter parlare, però, un minimo di comunicazione con gli altri motociclisti è comunque necessaria e, infatti, spesso comunichiamo con chi sta viaggiando insieme a noi oppure con coloro che incontriamo, che stiano viaggiando nella nostra stessa direzione o in direzione opposta, e lo facciamo utilizzando segni convenzionali, codificati, come per qualsiasi altro linguaggio, dalle abitudini e dalle necessità.

Comunicare implica socializzare e, alla base della socializzazione, c'è il saluto, segnale primordiale che dimostra proprio la volontà di socializzare, esprimendo il rispetto e l'attenzione verso colui a cui è rivolto.
Tra gruppi omogenei, solitamente, ci si saluta anche se non ci si conosce direttamente e, spesso, il saluto da rispettoso diventa confidenziale, così come il modo stesso di rivolgersi, con il passaggio diretto al "tu" di categoria.


I motociclisti, se possono staccare una mano o un piede dalla loro moto, si salutano sempre, e se non possono diversamente, lo fanno anche solo con un cenno del capo. Quando ciò non accade solitamente è perché non si ritiene che l'altro sia degno del saluto (quindi del rispetto).
Per esempio: pregiudizi verso gli scooteristi fanno si che sia inconsueto vedere motociclisti che li salutano, così come è raro essere salutati da quelli con il XXX XX (mettete voi le consonanti che ritenete opportune); non so perché, forse per il loro iper-ego, ma quelle poche volte che quelli con il XXX XX lo fanno, non sembra che salutino... pare piuttosto che impartiscano la loro benedizione.

Per non dover mollare il gas né allontanarsi dalla leva del freno, quando ci si incrocia ci si saluta con la mano sinistra e il segnale convenzionale di saluto ricorda il segno di Vittoria: indice e medio sollevati con la mano rivolta verso l'altro ed il braccio, spesso, teso verso il centro strada.

Contrariamente a quel che molti credono, questo saluto non ha nulla a che vedere con il segno di Vittoria.
Narra la leggenda che fu utilizzato la prima volta da un cavaliere che, solitario, viaggiava da diversi giorni per ritornare al proprio maniero, dove sapeva che avrebbe trovato la sua sposa ad attenderlo. Giunto quasi a casa incontrò un altro cavaliere, altrettanto felice, che stava venendo via dal castello e che, prima di allontanarsi al galoppo, gli indicò con una mano il numero due, per comunicargli, orgoglioso, qualcosa tipo "Mi dispiace ma da quella donzella arrivi secondo!". Ecco che da allora tutti i cavalieri prima, e i motociclisti poi, utilizzano quel segnale per distinguersi dal cavaliere tradito.

Al di là delle convenzioni, di fatto ci si saluta un po' come ci pare: c'è chi lo fa con la mano aperta, chi con il solo indice e poi ci sono alcuni harleysti, in realtà non tutti, che salutano con pollice, indice e mignolo.

Il saluto di alcuni harleysti
L'importante è non usare mai gli abbaglianti per salutare, infatti il lampeggio indica la presenza di pericolo imminente sulla strada, invitando l'altro a rallentare decisamente.

Quando si viaggia nella stessa direzione di marcia, il motociclista che giunge da dietro saluta quello che ha appena sorpassato staccando il piede destro dalla pedalina e stendendo gamba verso l'esterno.
Magari non fatelo se sorpassate un XXX XX: probabilmente non capirebbe e potrebbe credere che gli vogliate dare un calcione, offendendosi (e non benedicendovi mai più!).

E il motociclista sorpassato? Se non lo ha fatto prima, segnalando anche di aver visto chi sopraggiunge, può sempre fare un cenno di saluto dopo: l'altro lo vedrà nello specchietto o, se non lo vedrà, saprà comunque per certo che il suo saluto sarà stato contraccambiato.

Vista la difficoltà a comunicare, gli altri segnali convenzionali sono pochi, quelli essenziali. Tutti coinvolgono il braccio sinistro o la gamba destra. Vediamoli insieme. Non abbiatemene ma, per la vostra sicurezza ed incolumità,vi segno anche ciò che potrebbero intendere i non addetti, per esempio quelli con lo scooter X-XXX, o quelli che guidano i XXX XX (ovviamente non tutti, solo quelli che non leggono questo blog):


SEGNALI PER CHI CI SEGUE
SegnaleSignificatoCosa capiscono X-XXX e XXX XX
Avviare i motori

Braccio roteato verso l'alto mostrando il dito indice
Abbiamo visto tutti!
Seguitemi

Braccio teso verso l'alto con mano aperta e palmo verso l'avanti
La so, la so, io la so!
Alla prossima dobbiamo svoltare/restare a sinistra

Braccio e mano distesi verso sinistra, con il palmo verso il basso.
Sei un tappo!
Alla prossima dobbiamo svoltare/restare a destra

Braccio sollevato a 90° con pugno chiuso.
Saluto comunista
Stop (immediato)

Braccio piegato verso terra e mano aperta, con palmo rivolto all'indietro.
Da qui non si passa
Stop (al primo posto utile)

Braccio teso con pugno chiuso, verso il basso, con ripetuto movimento breve su e giù.
(censura)
Aumentare la velocità

Braccio e mano distesi con palmo verso l'alto e movimento, ripetuto, dal basso verso l'alto
E vai...
Passa avanti, guida tu

Braccio teso verso il basso (45°) e indice sollevato con movimento verso l'avanti.
Guarda che bel panorama!
Attenzione: fondo pericoloso

Braccio teso a indicare il pericolo, se è a sinistra, gamba destra tesa se è a destra.
(non capisce e basta)
Disporsi in fila indiana

Braccio verso l'alto mostrando il dito indice
Guarda là, c'è un asino che vola!
Disporsi su due file

Braccio verso l'alto mostrando le dita indice e medio
Devo andare in bagno
Sosta per rifocillarsi

Pugno chiuso e pollice verso la bocca.
(Questo lo capiscono anche loro)
Rifornimento necessario

Indice verso il serbatoio
La mia moto è più bella della tua
(e qui si offende!)
SEGNALI PER CHI VIENE INCONTRO
Attenzione: fondo pericoloso

Braccio teso, palmo verso il basso e mano che oscilla da destra a sinistra e viceversa
Livello terra terra
(Pazzaglia docet)
SEGNALI PER TUTTI
Diminuire la velocità

Braccio e mano distesi con palmo verso il basso e movimento, ripetuto, dall'alto verso il basso.
Vieni qui!
Freccia dimenticata accesa

Braccio teso e mano aperta e chiusa alternativamente.
Ciao!
Attenzione: polizia

Colpire alcune volte la somma del casco con la mano aperta
Credono stiate imitando Lino Banfi e scoppiano a ridere.

mercoledì 6 luglio 2016

Il prode Anselmo e il suo elmo

LA BALLATA DEL PRODE ANSELMO

Passa un giorno, passa l’altro
Mai non torna il prode Anselmo,
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra e mise l’elmo...

Mise l’elmo sulla testa
Per non farsi troppo mal
E partì la lancia in resta
A cavallo d’un caval.

...

da: Ricordi di gioventù 1847-1860
Giovanni Visconti Venosta, edizioni Rizzoli
Il prode Anselmo, in questa filastrocca di Giovanni Visconti Venosta, era senza dubbio scaltro, infatti andò in guerra e mise l'elmo ma, diversamente da quanto scritto dal poeta, non molto scaltro, infatti, se leggerete l'intero testo (lo trovate qui) alla fine perisce proprio per non aver avuto sufficiente cura del suo elmo.

Anche noi, ogni volta che andiamo a combattere le nostre pacifiche battaglie con la strada, con quel passo, quella costiera o anche solo con il tragitto per andare in ufficio, dobbiamo tenere molto in considerazione gli strumenti di protezione, a partire proprio dall'elmo. Pardon, dal casco.

Sappiamo tutti quanto sia soggetto allo sporco, moscerini ed altri insetti sembra non aspettino altro di suicidarsi sul nostro casco o (meglio ancora) sulla nostra giacca. E come ci si appiccicano!

La giacca è relativamente facile da pulire: se è di tessuto una bella spazzola dalle setole dure ci aiuta finché la situazione non è disperata, poi c'è la lavanderia o, per i più coraggiosi, la lavatrice; se è di pelle, un panno umido e tanto, tanto olio di gomito.

Con il casco, invece, il discorso si complica, infatti distruggere un casco con operazioni di pulizia sbagliate è questione di un attimo. I materiali di cui il casco si compone richiedono interventi diversi e tutti, ripeto tutti, sono a rischio: la visiera, la parte esterna del casco, le guarnizioni in gomma, i meccanismi per il movimento della visiera e delle aperture per l'aria, il polistirolo, le imbottiture, le cinghie di chiusura e i meccanismi di chiusura.

Innanzitutto voglio dire una cosa importante: chi ha montato il pinlock anti appannamento non si sogni nemmeno di toglierlo, pulirlo e rimetterlo: non aderirà più all'interno della visiera e al primo respiro nel casco, l'umidità s'infilerà tra la lo strato anti appannamento e la visiera, la quale si appannerà senza lasciarvi la possibilità di pulirla. Lasciate perdere: i pinlock anti appannamento si usano e si gettano.
Chiarito questo, vediamo come pulire le varie parti del casco. Esistono prodotti specifici ma, a mio avviso, solitamente sono venduti a prezzi che non hanno alcuna giustificazione e se ne può fare tranquillamente a meno, a patto però di utilizzare prodotti adatti.

La visiera

I rischi che si corrono pulendo la visiera riguardano, ovviamente, la sua trasparenza e vanno dalla semplice rigatura all'opacizzazione. La prima, se non molto diffusa e non tanto profonda, è fastidiosa ma, almeno per tornare a casa, può essere sopportata, la seconda pregiudica la possibilità di utilizzare la visiera. Per evitare le rigature è sufficiente utilizzare panni morbidi e puliti, al limite si possono utilizzare spugne da cucina ma solo dal lato morbido e, in ogni caso, solo dopo averle analizzate bene per verificare che non vi siano impigliati residui di sporcizia.
L'opacizzazione, invece, la si ottiene utilizzando prodotti inadatti, come sapone da cucina o altri prodotti aggressivi. Quando possibile si utilizzi solo acqua, possibilmente tiepida o fredda, mai troppo calda. Quando la situazione è più grave, dopo aver smontato la visiera dal casco, si può utilizzare un po' (ma poco) sapone neutro. I saponi intimi vanno bene.
È molto importante rimuovere bene il sapone (anche se neutro) dopo aver pulito la visiera in quanto i residui avranno un sacco di tempo per scavare la superficie della plastica. Come fare? Dopo aver lavato ed asciugato la visiera, ci si lavi bene le mani e le si sciacqui e le si asciughi altrettanto bene, poi si passi un dito sulla superficie esterna e su quella interna della visiera: la presenza di residui di sapone non lascerà scorrere bene le dita. Se succede, risciacquare ed asciugare  nuovamente la visiera, rilavarsi le mani e ripetere l'operazione.

La parte esterna e i meccanismi

La pulizia della parte esterna richiede le stesse attenzioni già viste per la visiera, non tanto per il pericolo di opacizzazione o rigatura, quanto per il rischio di interagire con il composto chimico della plastica utilizzata con prodotti che possono renderla troppo secca o troppo morbida, riducendo di molto l'efficienza del casco. Anche qui, possibilmente solo acqua e, eccezionalmente ma con molta cautela, un po' di sapone liquido il più neutro possibile, poi... sciacquare molto bene. Attenzione ai meccanismi: mentre la parte esterna ha uno spessore che va dai tre ai quattro millimetri e mezzo, le varie slittine, alettine, perni e pernetti etc... etc... che ci permettono di alzare e abbassare la visiera o di aprire e chiudere le prese d'aria, sono solitamente molto sottili e difficili da raggiungere, quindi facili da insaponare e impossibili da asciugare. L'effetto dei detergenti su questi particolari è, solitamente, il loro indebolimento, al punto che dopo poco i pezzi... vi restano in mano. Negli interstizi (dove amano incagliarsi gli insetti più grandi!) utilizzare panno bagnato e panno asciutto. Nient'altro (a parte l'olio di gomito).
IMPORTANTISSIMO: Non lasciare il casco ad asciugare al sole! Quando non è in testa, il casco deve essere sempre protetto dai raggi del sole, i quali, prima seccano tutte le parti piccole, poi la protezione stessa, rendendola molto fragile.

Le imbottiture

Partiamo dal presupposto che lavare gli interni è spesso molto deleterio e che, forse, sarebbe meglio utilizzare un sottocasco.
Vediamo, comunque, come procedere.
Alcuni caschi permettono di rimuovere le imbottiture mentre in altri casi queste sono inamovibili. Se le si può togliere, a meno che non sia espressamente sconsigliato dal produttore le si può lavare a mano o in lavatrice. Se decidete di lavare a mano, utilizzate un panno multiuso in microfibra e passatelo sia sulle protezioni (smontate) che all’interno del casco con una soluzione di bicarbonato di sodio e acqua, risciacquate più volte il panno e ripetete l’operazione.
Nel caso sceglieste di lavare le imbottiture del casco in lavatrice, assicuratevi che la temperatura dell'acqua non superi i 30° e utilizzate, come detergente, del sapone neutro.
Se, invece, non è possibile asportare le imbottiture, potete pulirle utilizzando spray appositi (chiedete al vostro spacciatore di accessori moto). Normalmente, dopo essere stati applicati, richiedono un po' di tempo per asciugare, quindi... non fatelo se state partendo.
In ogni caso, interni fissi o removibili, lavati a mano o in lavatrice, fate sempre asciugare il tutto in un luogo ventilato, lontano da fonti di calore e dai raggi diretti del sole e, soprattutto, se volete evitare la formazione di muffe e l'apparire di cattivi odori, prima di utilizzare il casco assicuratevi che tutte le imbottiture siano perfettamente asciutte.
Anche il polistirolo interno non deve rimanere umido, anzi, se ci si riesce, è proprio meglio non bagnarlo.

Le altre parti

Difficilmente le altre parti richiedono trattamenti igienici approfonditi, comunque è importante, sempre, utilizzare prodotti non aggressivi, rimuoverli bene e assicurarsi di asciugare sempre tutto perfettamente.

lunedì 2 maggio 2016

Obblighi all'estero

Il KIT a norma DIN13167
Viaggiare all'estero comporta, spesso, obblighi e limitazioni diversi da quelli italiani.
Riassumo di seguito le più importanti differenze per i maggiori paesi europei.

Il Kit di pronto soccorso a norma DIN 13167 è obbligatorio in molti paesi. Si tratta di un piccolo kit molto specifico, monouso e che, al momento del controllo, deve essere ancora sigillato. Fate attenzione che sulla confezione sia riportato il riferimento alla normativa, altrimenti... sarà come non averlo (clicca sull'immagine qui a fianco per vedere bene le diciture).

NazioneObbligo kit
pronto soccorso
norma DIN 13167
Obbligo
anabbaglianti
accesi di giorno
Limite alcolemico
(neopatentati)
Limiti velocità
urbano
extraurbano
autostrada
Modalità
accesso autostrada
Austria0,05%
(0,01%)
50
100
130
Vignetta
Croazia0,05%50
90-110
130
Contanti
Carta credito
DanimarcaNo0,05%50
80
110-130
gratis
FinlandiaNo0,05%50
100
120
gratis
Francia0,05%50
90-110
110-130
Contanti
Carta credito
Germania0,05%
(0,00%)
50
100
130-ill.
gratis
GreciaNo0,05%50
90
130
Contanti
Carta credito
OlandaNoNo0,05%
(0,02%)
50
80-100
100-130
Gratis
Polonia0,02%50-60
90-120
140
Contanti
Carta credito
PortogalloNo0,05%50
90
120
Contanti
Carta credito
Repubblica Ceka0,00%50
90
130
Vignetta
Slovenia0,05%50
90-100
130
Vignetta
SpagnaNo0,05%
(0,03%)
50
90-100
120
Contanti
Carta credito
SvizzeraNo0,05%30-50
80
120
Vignetta
UngheriaNo
(fuori città)
0,00%50
90-110
130
Vignetta

domenica 1 maggio 2016

La preparazione di un viaggio

Tra una decina di giorni partiamo per la Spagna e questa volta no, non possiamo parlare di un semplice giro. Stavolta affrontiamo un viaggio.
Un viaggio che ci porterà abbastanza lontano e abbastanza a lungo, e questo richiede una preparazione diversa, più precisa, in grado di ridurre al minimo le possibilità che qualche cosa possa andare storto, creando situazioni sgradevoli o, magari, difficilmente sostenibili; in modo da non rovinare la festa.

La voglia di partire ci fa scordare, spesso, la preparazione personale, ma questa non è affatto di secondaria importanza: un paio di giri più lunghi del solito aiutano a capire quanto tempo il nostro fisico può sopportare di mantenere la concentrazione e la posizione senza che ciò diventi un fastidio: partiamo per divertirci, non per soffrire, né per superare qualche record, quindi è meglio organizzarsi in modo da limitarsi a ciò che ci diverte, senza strafare, senza sconfinare in ciò che ci tormenta.

Tareremo, quindi, la lunghezza delle varie tappe sulla base delle nostre capacità e, quando i tempi ci imporranno di restare in sella un po' più a lungo, magari sceglieremo percorsi più lineari e meno pericolosi, in modo da ridurre al minimo anche i rischi.

Sembra una banalità ma credo sia opportuno ricordarla: anche se il fatto stesso di essere in giro è motivo di festa, evitiamo di metterci in moto se non siamo più che in forma, quindi (senza nemmeno considerare l'eventualità di guidare da alticci o addirittura da sbronzi) se la sera prima abbiamo fatto bisboccia, non ripartiamo in pieno hangover... in questi casi, partire qualche ora dopo può veramente salvarci la vita, infatti, in moto, specie sui tracciati più divertenti, è facile cadere nel tranello teso dall'adrenalina che nasconde la stanchezza ad ogni piega, ad ogni frenata.
Se pensiamo che spesso è la stanchezza a portarci all'errore e che ogni errore ci porta un po' di adrenalina in più, capiamo subito quanto sia facile infilarsi in un circolo vizioso, dove la fine non può che essere catastrofica, quindi: il primo accenno di stanchezza deve comportare una decisione immediata: stop e riposo.


Passiamo alla moto: il fatto che negli ultimi giri fatti si sia comportata proprio bene, non significa che sia perfettamente a punto, anzi, proprio quegli ultimi giri hanno fatto sì che le risorse venissero utilizzate, quindi diventa imprescindibile il controllo puntuale dei livelli dei liquidi e dei solidi: acqua e olio, pastiglie e gomme. Chi, come me, ha ancora un motore a carburatore, farebbe bene ad approfittare per procedere alla sua pulizia e messa a punto. Infine, candele e batteria.

Ecco. Ora sappiamo che la moto è a punto.
Non ci resta che occuparci di tutte quelle cose che ci permetteranno di viaggiare meglio:
  1. verifica della situazione assicurativa;
  2. definizione delle tappe e dei punti di appoggio (ristoro e riposo);
  3. scelta dell'abbigliamento da viaggio e da portare con sé per il tempo libero;
  4. carico della moto;
  5. verifica degli obblighi e delle limitazioni nei paesi che visiteremo;
  6. comunicazione del percorso.
Verifica della situazione assicurativa
Al di là degli obblighi di legge rispetto alla responsabilità civile, in moto più che in macchina può rivelarsi opportuno disporre di una polizza relativa all'assistenza stradale. Basta un inconveniente banale come una foratura, o una candela che decide di non essere più così scintillante, che ci si può ritrovare nel bel mezzo del nulla senza la possibilità di andare avanti né indietro. L'appoggio di un carro attrezzi è molto importante e, visto che è abbastanza costoso, solitamente è sufficiente un solo intervento per pagarsi tutto un anno di assistenza assicurativa. Se poi si considera che spesso si viaggia di sabato o domenica, quando le officine sono chiuse, è facile che si debba magari fermare per una notte, in attesa della riparazione, e una polizza che ci paga anche l'albergo o i costi per il rientro a casa  e il ritorno per il recupero del mezzo riparato, può permetterci risparmi veramente importanti.
Le coperture che quasi tutte le compagnie offrono insieme alla normale polizza per la responsabilità civile, sono normalmente insufficienti: costano poco ma offrono ancora meno. Verificatele, poi, piuttosto, al primo rinnovo ve le fate togliere dal vostro assicuratore e risparmierete qualche decina di euro.
Le soluzioni migliori che ho trovato io sono quelle offerte dall'Europe Assistance e dall'ACI. Europe Assistance costa meno (con una cinquantina di euro all'anno siete ben assicurati) però non assicurano motoveicoli più vecchi di dieci anni (evidentemente a loro piace vincere facile!), quindi se la vostra moto ha almeno dieci anni o poco meno, non resta che associarsi all'ACI. La tessera ACI Gold costa una novantina di euro e garantisce tutti gli eventi che accadono in Italia al veicolo assicurato, fino a due eventi all'anno all'estero, e fino a due eventi all'anno, in Italia o all'estero, che riguardano la persona titolare della tessera, anche se non si verificano con il mezzo assicurato. Non male.
Quest'anno ho forato in mezzo ai bricchi e i costi coperti dall'assicurazione sono già stati nettamente superiori al premio annuo.

Definizione delle tappe e dei punti di appoggio
Per me viaggiare è un verbo che si coniuga con mangiare. Non tanto ma bene, scoprendo nuovi sapori, nuove culture, combinazioni inattese. Il panino o la pizza me li posso mangiare anche a casa, mentre il piatto tipico, che sia valdostano, spagnolo, toscano o piemontese, li posso gustare al meglio solo nella loro terra di origine, accompagnati dai loro vini, insomma: nei loro contesti.
È per questo che, solitamente, tendo a definire con precisione la lunghezza di ogni tappa, così so dove mi fermerò e cerco di definire in quali trattorie, ristoranti, taverne o locande consumerò i miei pasti. Non arrivo a definire anche quali piatti comporranno il menù ma, almeno, mi informo circa le possibilità che mi saranno offerte. Vi assicuro che i risultati sono buoni: meglio non partire alla cieca e... trovare chiuso o doversi accontentare di un panino.
Tripadvisor, fino ad oggi, è stato un buon complice, basta limitarsi a considerare solo i locali che hanno molte recensioni: meglio un locale con un alto numero di recensioni medie piuttosto che un locale con poche recensioni tutte buone.

Sul dormire, specie per le tappe brevi, considero il prezzo un parametro importante. Trovo che Booking.com sia un ottimo strumento e non mi ha mai deluso: definiti gli standard minimi che l'albergo deve avere, i commenti degli altri viaggiatori sono un'ottima guida.
Parto sempre solo dopo aver prenotato.

Scelta dell'abbigliamento
Dire  che la scelta dell'abbigliamento dipende dalle condizioni meteo e dalle latitudini/altitudini che si vanno a visitare, è una banalità. Vero, però per i lunghi viaggi in moto bisogna fare i conti con l'esiguità delle dimensioni della stiva.
È innegabile che non si possa utilizzare lo stesso abbigliamento durante gli spostamenti e durante le soste, magari al bar con amici, così come non si può pensare di indossare gli stivaletti tutto il giorno una volta a destinazione. Assodato che con t-shirt, jeans e mocassini non si viaggia proprio sicuri, appare subito chiara la la necessità di portarsi dietro qualcosa per vestirsi una volta scesi dalla moto.
I conti con lo spazio a disposizione li faremo al prossimo punto, ora concentriamoci sul portare tutto ciò che serve senza esagerare.

È raro che si affrontino lunghi viaggi d'inverno e, in quei casi, consiglio di caricarsi semplicemente di spazzolino, dentifricio e... carta di credito. Tutto il resto rischia di essere semplice zavorra. Per le altre stagioni, oltre all'abbigliamento tipico da moto, una maglia per la sera, tutte le t-shirt che vogliamo, un jeans e, se d'estate, qualche costume/pantaloncino, saranno in grado di assicurarci adeguate coperture. Va da sé che, disponendo di scarso ricambio, a fronte di lunghi viaggi a volte ci troveremo a dover scegliere tra l'igiene e il tempo libero.
Qualche problema lo avremo riguardo alle calzature: occupano un sacco di spazio ma sono imprescindibili. Come detto, non si può guidare coi mocassini, ma nemmeno passare le giornate negli stivaletti a giugno... Scelta obbligata: stivaletti addosso e mocassini nella borsa.

Carico della moto
Come detto, la stiva è piccola piccola, quindi dovremo operare in due direzioni: dilatazione della stiva e riduzione del carico. Personalmente non amo guidare con troppi bagagli appesi alla moto e, allo stesso tempo, anche se so di andare in senso contrario rispetto a molti colleghi, non potrei fare a meno del bauletto, se non altro perché tutto ciò che metto nel bauletto... non me lo devo portare addosso.
Però è pur vero che, non potendomi permettere di viaggiare armato della sola carta di credito, la lunghezza del viaggio è direttamente proporzionale alla necessità di spazio per i generi di conforto.

Ho trovato una buona soluzione con le borse morbide che hanno il vantaggio di non richiedere (almeno sulla mia moto) grosse strutture per il loro montaggio, il che, utilizzandole poche volte all'anno, è un bel vantaggio.
Regolabili, semplicemente appoggiate sotto la sella, come ci hanno insegnato i cow boy del vecchio west, offrono spazio a volontà spesso regolabile, con grandi spazi per grandi spostamenti e minimo ingombro in tutti gli altri casi.
Arrivati a destinazione si alza la sella e si portano le valige in camera, disponendo così nuovamente di una moto snella e senza telai e telaietti che ne disturbano la linea. Solo alcune precauzioni: proteggete bene le vostre borse dal calore degli scarichi e fate attenzione che non abbiano ampia libertà di movimento, altrimenti dopo qualche curva rischiate di lasciarne buona parte sull'asfalto. Quindi: alte, ben ferme e protette dal calore. Per la protezione dal calore consiglio di rivestire le parti più vicine agli scarichi con l'apposito tessuto paracalore. Io l'ho comprato qui per una ventina di Euro.

A me non piace molto, però, se si necessita di spazio ulteriore, non è da disdegnare la borsa da montare sul serbatoio: può rivelarsi molto utile per metterci ciò che dev'essere a portata di mano e quando tutti gli altri spazi sono occupati.

Per il resto vale la vecchia regola per la quale più il carico è posizionato in basso, più la moto è facile da guidare, quindi carichiamo le borse laterali, nel modo più equilibrato possibile, e lasciamo il bauletto libero per tutte quelle cose che dovremo avere a portata di mano durante il percorso, dalla antipioggia ai guanti invernali/estivi, dai documenti agli attrezzi.

Verifica di obblighi e limitazioni
Le regole italiane non valgono dappertutto e, soprattutto, spesso all'estero troviamo obblighi e limitazioni diversi: prima di partire date un'occhiata all'elenco di obblighi e linitazioni all'estero che ho preparato.

Comunicazione del percorso
Cosa significa?
Quando partiamo siamo sempre tutti molto sicuri di noi: nessuno ci può fermare! Ciò è quasi sempre vero, però... il fatto che ci sia qualcuno che sappia dove cercarci, potrebbe rivelarsi una buona cosa, sia per chi dovesse avere bisogno di noi, sia per noi, quando dovessimo trovarci in brutte situazioni. Consiglio a tutti, specie a chi viaggia in solitaria, di lasciare ai propri cari il dettaglio del percorso che intende affrontare, augurandosi che non debba mai servire, ma mettendosi in condizione di essere ritrovato.

Stiamo avvicinandoci all'estate, quindi auguro a tutti i lettori di doversi preoccupare di preparare per il maggior numero di viaggi possibile.