lunedì 19 dicembre 2016

Verso la Route des Crêtes

Questo itinerario è lontano dai nostri soliti percorsi ma... vale la pena di spostarsi un po'.
Consiglio di prendersi un paio di giorni e unirlo al giro dei Dieci colli intorno a Saint Tropez.

LuogoCoordinate
TretsN43.446480 E5.683791
Pas de la CouelleN43.407107 E5.685081
Col de l'EspigoulierN43.316308 E5.659015
CassisN43.214050 E5.538248
Route des CrêtesN43.190327 E5.563891
La CiotatN43.186429 E5.621523
Da Trets a La Ciotat, un percorso nel dipartimento Bouches-du-Rhône (Bocche del Rodano), a due passi da Marsiglia.
Le due cittadine distano una trentina di chilometri in linea d'aria ma noi ne percorreremo più di 75, attraversando due splendidi colli e una strada che non può mancare nel curriculum di ogni motociclista: la strada delle creste o, meglio, la Route des Crêtes, affacciata sui famosi calanchi di Cassis.

Uscendo da Trets prendiamo verso sud, sulla D12, conosciuta anche come Route de Saint Zacharie, una strada stretta ma abbastanza liscia e pulita.

L'andamento della salita è sinuoso, senza sorprese improvvise fino al Col de Pas de la Couelle, un nome altisonante per un colletto senza pretese che raggiungiamo, a 525 mt slm, in meno di otto km molto gradevoli da percorrere in moto, senza fretta.

La discesa, invece, si presenta fin da subito più impegnativa, molto vivace e con alcuni tornantini ben chiusi: un colle da percorrere con la dovuta calma, godendosi il bosco di pini marittimi, in alto, e belle ville e fattorie più in basso.
Scendendo, dopo i primi tornanti sconfiniamo, per qualche km, nel dipartimento del Vars e, giunti a Saint Zacharie, ci immettiamo su una strada più ampia, due corsie belle larghe e sempre liscie che ci porteranno fino ad Auriol, dove alla prima rotonda prendiamo a sinistra, sulla D45A, la Route de Sainte Baume per Plan d'Aups. Non arriveremo a Plan d'Aups, perché tre km prima svolteremo a destra seguendo il cartello che indica il Col de l'Espigoulier (725 mt slm) a tre km.

Già da Auriol fino a qui la strada non è male, ma adesso, non appena svoltiamo a destra, iniziamo uno dei più bei colli che io abbia mai incontrato: evidentemente intagliato nel panno di un biliardo poco usato, lascia poco respiro: per una qualche magia, sembra che si passi da una piega all'altra senza mai raddrizzare la moto.

Col de l'Espigoulier
Senza che si senta il bisogno di correre, i tre km che ci portano allo scollinamento sono divertimento allo stato puro ma... si tratta solo dell'antipasto. Arrivati in cima troviamo uno slargo dove vale la pena di effettuare una sosta per godere della vista sul mare, per poi ubriacarsi con la sequenza di curve che in meno di una dozzina di km ci porterà a Gémenos. Il percorso crea immediatamente un ritmo particolare, molto ricco e vario, con la musica del motore che a volte va all'unisono col cuore, altre volte in sincopato. Scherzi a parte: uno dei colli che mi ha divertito di più in vita mia. Credo proprio che ci ritornerò.

Una vista d'insieme della parte verso Gémenos del Col de l'Espigoulier
Da Gémenos a Cassis ci prendiamo un momento di riposo percorrendo la superstrada, per poi entrare nel centro di Cassis: in auto sarebbe quasi impossibile, la moto invece ci permette di arrivare fino sul lungomare trovando sempre un angolino dove parcheggiare. Il mare è magnifico e si è circondati da alte scogliere: i calanchi.

La spiaggia di CassisLa costa vista dai calanchi
Una sosta per una bibita, un gelato o una passeggiata (o tutte queste cose insieme!) è consigliata ma sono certo che anche per voi, come per me, la voglia di vedere i calanchi da sopra, e soprattutto di percorrere la Route des Crêtes, sia più forte di ogni altro desiderio, d'altra parte la fine del giro è lì a una decina di km: sai le birre, i gelati e le passeggiate, dopo?

Ripartiamo, allora, per la Route des Crêtes: è molto ben segnalata. Ogni spiazzo è buono per fermarsi ad ammirare il vuoto sotto di noi, mentre la strada corre sulla cresta di ogni altura, presentando, spesso, il mare sia a destra sia a sinistra. Ecco l'origine del nome.

Alcune vedute della Route des Crêtes
L'ultima parte della discesa verso La Ciotat la si percorre quasi voltati all'indietro, come nella speranza di riuscire a portare con sé un po' della bellezza di cui si è appena goduto.

A La Ciotat vi ho segnato le coordinate del porto commerciale, perché molto è vivace e pieno di bellissimi locali dai prezzi che sono la metà rispetto a quelli che trovereste sul lungomare. Sul lungomare, magari, fateci una passeggiata dopo, poi trovate un posto dove passare la nottata, tra qui e Le Lavandou: al risveglio potrete ripartire per il giro dei Dieci colli intorno a Saint Tropez.

Ristoranti affacciati sul porto commerciale di La Ciotat

sabato 3 dicembre 2016

Sul web alla ricerca di spunti per un giro in moto

Questo blog è solo l'ultimo, in ordine di importanza, dell'insieme di blog, siti web e pagine Facebook (d'ora in avanti, genericamente indicati come siti) dedicati a chi ama muoversi in moto.

Come per tutti, anche per noi motociclisti nel web si sprecano in informazioni, consigli, link... e, come per tutti, è difficile arrivare a ciò che effettivamente ci serve: il più delle volte, come al supermercato, si parte per comprare un litro di latte e si torna a casa con carne, pesce, liquori, abbigliamento ma... senza latte.

Google può essere un buon punto di partenza: tante informazioni molto ben confuse (e qualche volta sponsorizzate) ma, sapendo che cosa cercare, da qualche parte si arriva. D'altra parte... chiunque oggi scriva su qualsiasi argomento, per sapere che cosa c'è in rete, da Google c'è passato per forza.

Quando, al venerdì, la voglia di un giretto o di un viaggio in moto, si fa sentire e non si sa dove andare, è tardi per mettersi a cercare sul web: o si sa già quali pagine consultare, oppure possono succedere solo tre cose:
  1. si parte per una meta o un itinerario sconosciuti;
  2. si trova l'itinerario perfetto ma ormai è domenica pomeriggio;
  3. si ha una gran botta di culo e si trova subito ciò che fa per noi.
(Una delle tre non avviene mai)

L'inverno può essere un buon momento per accumulare riferimenti a siti che potranno rivelarsi utili per scegliere la destinazione del prossimo giro. Con questo post provo a dare qualche consiglio.

Innanzitutto va detto che in Internet, i siti che possono aiutarci a scegliere o pianificare un giro in moto si dividono, sostanzialmente, in due macro categorie: quelli che raccolgono itinerari e quelli che parlano di viaggi.
In entrambi i casi potremo trovare degli itinerari interessanti ma quello che cambia è l'approccio.

Chi raccoglie itinerari, solitamente si limita all'aspetto prettamente geografico, con qualche riferimento a usi e costumi delle zone interessate o un elenco di cose da vedere.

Chi racconta viaggi, invece, parla diffusamente di quello che gli è successo quando ha fatto il viaggio e come lo ha vissuto, racconta cosa si mangia e cosa si beve in quelle zone, come ci si relaziona con la popolazione locale, cosa c'è da non perdere assolutamente, che cosa evitare e, tra tutte queste informazioni, non può esimersi dal dire dov'è andato e per quale strada è passato.


Io preferisco concentrarmi su siti che riescano a darmi entrambe le cose: gli itinerari come piatto forte e i viaggi come contorno, nel senso che, l'itinerario è, ovviamente, imprescindibile ma, mentre mi interessano poco gli stati d'animo dei viaggiatori narratori e le loro esperienze personali, non affronterei mai un itinerario in una zona della quale non conosco nulla. In fondo è quello che cerco di fare con questo blog, raccontando un minimo di quello che succede nelle zone in cui mi trovo a scorrazzare con la mia moto.

Che si parli di itinerari o di viaggi, ognuno di noi è in grado di valutare la qualità di un sito, la quale è data da alcuni fattori: la correttezza, la chiarezza, l'utilità e la facilità a reperire informazioni.
Ora provo ad elencare i siti che conosco meglio e mi permetterò, anche, di dare il mio personalissimo giudizio. Eventualmente, nei commenti, dite la vostra.

ITINERARI


Parlando di itinerari voglio citarne uno che ritengo, almeno per l'Italia, un riferimento assoluto: motoitinerari.it. Insieme a motoraduni.it è una base dati di facile consultazione. Forse un po' asettica ma molto funzionale.
I due siti gestiscono informazioni per portare visitatori al sito, bikershotel.it, che, a sua volta, raccoglie e propone attività ricettive che aderiscono alla relativa iniziativa commerciale.

I siti sono completi e ben fatti, e, anche se il design pare un po' datato, si vede che sono studiati per favorire l'accesso ai contenuti, i quali sono gestiti da software veloci e precisi. È vero, in definitiva si tratta di siti pubblicitari, ma che offrono informazioni interessanti, ben catalogate e ben esposte, insomma, il classico caso di pubblicità facile da accettare, anche perché ciò che viene pubblicizzato è attinente con quanto ricercato dall'utente, quindi non è affatto inusuale che quest'ultimo non solo accetti di buon grado la pubblicità ma ne approfitti per, magari, scegliere la struttura a cui appoggiarsi per i suoi pernottamenti.

I contenuti, per quanto limitati al territorio italiano con qualche raro passaggio oltre confine, sono ricchi, aggiornati e, come ho già scritto, ben catalogati e ben esposti. Caratteristiche pregevoli, nel marasma del web, dove, come abbiamo già detto, è tutto un mescolarsi di itinerari, immagini e filmati scopiazzati qua e la, spesso senza un contesto in cui inserirli e quasi sempre senza che sia possibile effettuare una qualsiasi selezione.
Gli strumenti web sono ben utilizzati, a partire dalla possibilità di effettuare ricerche a testo libero.
Per ogni itinerario, oltre alla mappa di Google, sono disponibili l'elenco dei punti GPS, in gradi decimali, e una chiara ed esaustiva descrizione del percorso, con qualche divagazione enogastronomica o culturale, che aiuta a capire il territorio che si andrà a visitare.

Ben diverso il sito che si trova all'indirizzo motoitinerari.com: qui non possiamo parlare di design, né di informazioni. Alcuni (pochi) itinerari, tracciati in modo approssimativo su Google Maps, descritti sostanzialmente da sequenze di nomi di città e conditi con notizie generiche delle zone copiate e incollate da Wikipedia e da un po' di pubblicità messa a caso.
Il tipo di sito che io evito assolutamente ma, devo dire, chi lo gestisce sta svolgendo un buon lavoro su Facebook, come vedremo più avanti.

Una via di mezzo tra questi due siti può essere considerato il conosciutissimo trueriders.it, con una sua attivissima pagina Facebook. Li seguo su Facebook e, devo dire, spesso sono tentato di smettere, sia perché troppo attivi (al punto di occupare almeno un quarto dei post che trovo su Facebook) sia perché gli itinerari che propongono, oltre ad essere sempre più o meno gli stessi, sono spesso inaccurati e, a volte, sono (dichiaratamente) presi di sana pianta da pagine di altri blogger. Insomma: lo scopo di portare visitatori a pagine con su un po' di pubblicità è un po' troppo sfacciato. Per contro, sul numero, a volte si incontra qualche cosa di interessante, con bei filmati e spiegazioni esaustive.

VIAGGI


Parlando dei siti più rivolti ai viaggi ne voglio citare due molto validi, anche se sembrano agli antipodi.

Il primo è italiano, si chiama Diario di Buona Strada e può essere seguito anche su Facebook. L'autore è Marco Boccaccio, che (se ho ben capito) vive a Monopoli, in Puglia, e ci tiene a dire di non essere né un blogger, né uno scrittore, però i suoi racconti sono interessanti e godibilissimi, al punto che non vi voglio raccontare nulla di lui: andate sulla sua home page e iniziate a divertirvi.
L'altro è un sito che nasce in inglese ma che dispone di qualche pagina anche in italiano: motorcycle-diaries.com. Un gruppo di giovani motociclisti che ha creato un sito che è contemporaneamente, blog, raccolta di itinerari (strade) e di viaggi.

Appena si inizia a sfogliare le pagine si è immediatamente colpiti dalla cura con cui sono state create, sia dal punto di vista del design, sia della funzionalità:  un sito arioso, facile da navigare e sempre aggiornato, grazie alla community che questi ragazzi sono riusciti a creare. Un sito da non perdere e a cui registrarsi per poter avere tutte le informazioni e, magari, per dare il proprio apporto.

FACEBOOK


Infine, vorrei concludere con un paio di pagine Facebook che hanno il vantaggio di raccogliere, condividendoli, articoli di altri siti web: Moto Itinerari e Viaggiare in Moto.
Del primo abbiamo già parlato per il suo mediocre sito web, ma su Facebook va molto meglio.

Sono entrambe pagine interessanti, vivaci ed eterogenee e, condividendo post e pagine web di altri, possono essere utilizzate da chi non ha ancora un proprio elenco di siti a cui rivolgersi abitualmente, una prima raccolta di indirizzi web di siti con itinerari.
Inoltre, per la natura stessa di Facebook, i like e i commenti degli altri visitatori aiutano il lettore a capire quali sono i siti che possono contenere informazioni più interessanti, in generale e per lui.

Spero di aver dato il mio piccolo contributo per farvi passare ore migliori, quelle alla ricerca della prossima destinazione. D'altra parte, la meta è il viaggio.

lunedì 21 novembre 2016

Autunno in Val Trebbia

Una così bella giornata di moto in novembre inoltrato non me l'aspettavo.
Lo scorso fine settimana il meteo mi ha rifilato una bruciante fregatura, promettendomi tuoni, fulmini e saette per poi elargire, quando mi ha visto rassegnato, una magnifica giornata.

LuogoCoordinate
TortonaN44.907920 E8.839482
Passo di PietragavinaN44.837870 E9.241690
Passo PeniceN44.797268 E9.328252
BobbioN44.767439 E9.384586
MarsagliaN44.711226 E9.379088
Passo del BralloN44.738221 E9.281000
ZerbaN44.666890 E9.284059
Passo del GiovàN44.683966 E9.217011
Capanne di CosolaN44.672972 E9.201257
Vignole BarberaN44.702988 E8.888151
Anche questa settimana minacciava pioggia ma... ho fatto finta di niente: piove? Pazienza, mi bagnerò.
Così, certamente per farmi dispetto, non è piovuto. Per tutto il giorno.

Il giro non poteva inoltrarsi sulle Alpi: i passi migliori sono ormai chiusi e quelli aperti prevedono temperature proibitive; verso il mare la pioggia era più di una minaccia. Così ho deciso di rispolverare un mio vecchio progetto e di metterlo in pratica: sulle tracce di un mio avo, verso il piacentino.
Ho messo insieme le mie scarse conoscenze della zona con i preziosi consigli di Michele, che dalle parti di Piacenza ci vive, così è nato un giro che si è rivelato essere molto bello, da Tortona a Serravalle: Piemonte, Lombardia ed Emilia, in odor di Liguria.

È possibile seguire il percorso effettivo che ho seguito e tracciato su LocationOf.com, con maggiori informazioni come, punto per punto, coordinate, altitudini, velocità e vista delle strade.
Curiosate anche altri percorsi che ho tracciato vedendo il mio storico su Location Of.
Cinque passi appenninici e tanti stupendi paesi, vuoi medievali, vuoi montanari, carichi di fascino e, in questo periodo, immersi in una strabiliante tavolozza di colori autunnali.
Purtroppo io l'ho dovuto fare un po' di corsa, perché alla brevità delle giornate autunnali si deve aggiungere la necessità di portarmi in zona partendo da Cuneo e anche di tornare a casa, possibilmente prima che sia freddo e buio, ma in realtà è un giro da affrontare con calma, con il tempo di fermarsi per gustare panorami, odori, sapori e il contatto con la gente del posto.

Si incomincia con un passo che può essere inteso come aperitivo: il Passo di Pietragavina, un passettino senza pretese, senza gloria e senza infamia, che però ci proietterà su uno molto più bello: il Passo Penice.

Un angolo di PietragavinaLa nebbia sul fondovalle da Pietragavina
Mentre la strada per il Pietragavina è stretta e parecchio rovinata, quella del Penice è abbastanza liscia e divertentissima, senza un attimo di respiro.

Vista dal PeniceGolosità locali su un banchetto solitario al passo Penice
Non si ha quasi il tempo di terminare il Penice che ci si ritrova in un magnifico paese di origine Romana: Bobbio. Una sosta, seppur breve, è d'obbligo, almeno per visitare l'Abbazia di San Colombano, che è pure il patrono dei motociclisti!

Abbazia di San Colombano a BobbioBobbio allo specchioIl ponte vecchio di Bobbio
Dopo un ulteriore attimo di stupore alla vista del ponte vecchio di Bobbio, si riparte in direzione del passo del Brallo verso l'osservatorio astronomico che ci farà strada per un po', su una carreggiata che diventa man mano più stretta ma sempre divertente.

La salita verso l'osservatorio del Brallo (in alto a sinistra)Colori autunnali al Brallo
Dopo il Brallo si ridiscende verso Zerba e poi di nuovo su, verso il Passo del Giovà, su una strada lunga, stretta, sporca, molto rotta e scivolosa ma, per tutto il resto, perfetta! I panorami che ci riserva ripagano ampiamente di tutta la fatica necessaria a guidare una moto su una strada così, al punto che per goderli, si rallenta e la strada diventa più facilmente praticabile.

La strada verso il GiovàIl panorama salendo al Giovà
Se una strada così fosse tenuta bene, così come sanno fare i nostri cugini d'oltralpe, allora non avremmo nulla da invidiare ai vari Verdon, Vercors, Iseran, Bonette...

La discesa diventa man mano più larga, pulita e veloce e, presto, si risale verso Capanne di Cosola, nella zona del valico dei Quatto Cantoni, rappresentati dall'incrocio delle provincie di Piacenza Alessandria, Genova e Pavia. Un ultimo sguardo al panorama poi giù, a tuffarsi in quella nuvola di nebbia che ho avuto ai piedi, in fondovalle, per tutto il giorno. Fortunatamente è leggera e non disturba affatto il rientro a casa, dove arrivo stanco ma molto soddisfatto.

Tornerò a visitare la zona questa primavera, passando, magari, un po' di tempo con Michele: sono sicuro che si è tenuto per sé ancora tante sorprese.


sabato 12 novembre 2016

EICMA 2016


Se proseguite nella lettura, lo fate a vostro rischio e pericolo,
consci del fatto che potreste trovarvi a voler cancellare un amico dalla vostra cerchia.

Vado?

Ok, vado.

Sono stato all'EICMA 2016, ho visto tante belle moto (anche qualcuna bruttina, però), tante belle ragazze (anche qualcuna bruttina, però) e, come direbbe Montalbano, mi ci sono scassato i cabasisi come in poche altre occasioni.

Ecco, l'ho scritto.

In realtà, undici SMAU consecutivi, dal 1985 al 1995, hanno sviluppato in me una certa intolleranza nei confronti delle fiere, sia generaliste sia di settore ma pensavo, sbagliando, che una fiera incentrata su una delle mie passioni potesse piacermi. In effetti, tutte quelle moto insieme, tutte da toccare...
Però, la mia intolleranza ha ritrovato immediatamente le sue cause e si è addirittura acuita.

Ho riscoperto che non mi basta guardare né mi basta toccare: ho bisogno di un minimo di attenzioni; io ne ho bisogno, non la moto.
Devo avere il mio spazio, i miei tempi e, soprattutto, qualcuno che mi spieghi, che me la conti, come diciamo qui in Piemonte.


Alla fiera, specie se di successo come l'EICMA di quest'anno, non solo non hai il tuo spazio ma... proprio non hai spazio; anche il tempo è solo quello che resta tra gli spostamenti da un padiglione all'altro o, meglio, da uno smarrimento e l'altro (lo so: non ho il senso dell'orientamento).


E quel ch'è peggio è che non c'è nessuno che me la conti: il numero di persone a ogni stand non sarà mai sufficiente per dare, a ogni visitatore interessato, una parola di conforto. Così, dopo l'entusiasmo dei primi dieci minuti, ci si rende conto di muoversi come zombie tra tutte quelle magnifiche moto, dapprima facendo attenzione a non scontrarsi con gli altri zombie, poi scocciati dal fatto che gli altri non usino la stessa premura.

Ci ho messo poco più di due ore a terminare la mia resistenza, poi mi sono ricordato quanto sia più bello andare vedere gli ultimi modelli dal concessionario, disponendo di tutto il tempo, tutto lo spazio e una persona che, anche se sai che è li per venderti qualche cosa, pare proprio che ci tenga a te e alla bontà delle tue scelte.


Così,dopo aver visitato gli stand che mi interessavano di più (Aprilia, Benelli, Honda, Triumph e Yamaha), ho abbandonato il campo avendo ancora modo di apprezzare la profonda tristezza emanata dalla stazione di Rho Fiera, e me ne sono tornato a casa.

L'anno prossimo pianificherò, per ottobre o novembre, un bel giro dei concessionari. Da solo.



sabato 5 novembre 2016

Dagli Hells Angels ai Motards Independentistes

Quella dei motociclisti è una grande comunità che, in fondo, non esclude nessuno, nemmeno quelli con quella marca, quella versione o quel tipo di moto. Le due (ma a volte anche tre) ruote possono essere grandi, piccole, lisce, a tasselli, larghe o strette ma accomunano tutti.

Come tutte le passioni, anche questa accomuna gli spiriti più diversi e non è strano trovare il filosofo con il rocker, lo sportivo con l'artista, la pettinatrice col pianista, e vederli fermarsi qualche minuto a scambiarsi opinioni, o anche solo sguardi e piccoli cenni del capo, davanti al nuovo modello di sport touring o alla café racer del nuovo arrivato.

Si tratta di un'associazione onnicomprensiva, della quale si entra a far parte automaticamente, non appena si fa sentire la passione per le due ruote. Non è nemmeno richiesto avere una moto, basta la passione.

Nonostante la comunione della sola passione sia un collante un po' debole, ogni motociclista, in caso di difficoltà, sa di poter contare sull'aiuto completamente disinteressato di un altro motociclista. In effetti, il legame che li unisce è un altro: deriva dal fatto che tutti i motociclisti sanno bene che quando sono in giro sono appesi a due manopole, delicati e soli con il loro mezzo verso il mondo. Solo l'unione con altri soggetti nelle stesse condizioni può garantirne la sopravvivenza.

Il discorso cambia completamente quando in ballo non sono sicurezza e incolumità ma la voglia di divertirsi. Il divertimento deriva da attività volontarie e motivate, svolte a scopo ricreativo, quindi, mentre si può essere solidali con chiunque, ci si diverte solo con qualcuno; qualcuno che abbia interessi vicini ai nostri, un modo di vedere il mondo non troppo diverso dal nostro, che apprezzi ciò che facciamo e, possibilmente, anche la nostra moto.

No, il tipo di moto non è quasi mai la discriminante: non è raro vedere gruppi di scrambler inframmezzate da enduro, con in mezzo, magari, pure una vespa...


La discriminante principale sono gli interessi.
È intorno a interessi omogenei che si formano e crescono i gruppi di motociclisti che poi, spesso, diventano moto club.

In Italia, la Federazione Motociclistica Italiana ne raccoglie oltre duemila e li cataloga, principalmente, in base alla loro attività: Velocità, Enduro, Motocross, Trial, Epoca e Turismo.
Sei voci che rispecchiano gli interessi principali. Poi, ognuno di questi interessi può essere meglio definito con l'aggiunta di variabili come la tipologia di moto, la marca o altri dettagli.

Esempio tipico di club legati alla marca sono i Chapter, nati per identificare, genericamente, sottogruppi di club, oggi raccolgono quasi esclusivamente club di harleysti.

La necessità di stare insieme, anche solo per organizzare eventi e itinerari, fa sì che i club si dividano il territorio, infatti i nomi di quasi tutti i club comprendono il nome di una città.

Quando si sta insieme, però, succede che altre differenze portino a divisioni di carattere, principalmente, ideologico e politico. Se si guarda bene, si scoprirà che molti club hanno un'impronta politica ben precisa, con un orientamento più a destra o più a sinistra. È naturale: come ho già scritto, ci si diverte e si sta bene solo con qualcuno, non proprio con tutti.


Estelada
Bandiera dei separatisti catalani
Capita, però, che soggetti molto diversi tra loro, come vespisti e harleysti, café racers e crossisti, guzzisti e appassionati di GS, di estrazione differente, con diverse idee politiche, si riuniscano in nome di un ideale o per una battaglia.

È quanto è successo in Catalunya, dove una parte della popolazione sta chiedendo pacificamente l'indipendenza dalla Spagna.

Questa voglia di indipendenza ha riunito anche i motociclisti di ogni razza e credo in un'associazione chiamata Motards Independentistes, che ha, come obiettivo, l'indipendenza della Catalunya.

Ho trovato molto interessante il post su Facebook di ieri, 4 novembre, che vi riporto e traduco:

Aquesta tarda a les 19:00h hi ha una concentració de suport davant de l'ajuntament de Berga.

Els Motards hi serem!!! Us animem socis/es i simpatitzants a venir per defensar la democràcia.

Aquest matí han detingut (a casa seva) l'alcaldessa de Berga, Montse Venturós, simplement per tenir l'estelada al balcó de l'ajuntament.

Obren així la opció de fer el mateix amb els 401 casos judicials oberts per les banderes.

Gas i força companys que cada dia la necessitarem més!
Questa sera, alle 19:00 ci sarà una manifestazione di solidarietà davanti al municipio di Berga.

Noi motociclisti ci saremo! Invitiamo soci e simpatizzanti a partecipare, per difendere la democrazia.
Stamattina, la sindaca di Berga, Montse Venturós, è stata detenuta, agli arresti domiciliari, solo per aver esposto, al balcone del municipio, l’estelada (la bandiera dei separatisti catalani).
Si è creato, così, un precedente per i 401 casi giudiziari aperti per l’esposizione di bandiere.

Gas e forza, compagni, che ne avremo sempre più bisogno!

Al di là che si sia d'accordo o meno con il loro obiettivo o con le loro idee politiche, vi invito a visitare il loro sito, da cui ho preso il video qui sotto, perché è notevole come ciò che hanno creato sia sì, un club di motociclisti, ma non un moto club, piuttosto, come abbiamo detto all'inizio, un insieme di persone dove ogni motociclista sa di poter contare sull'aiuto completamente disinteressato degli altri motociclisti. Indipendentemente da marca, modello, tipo, orientamento politico...