venerdì 9 settembre 2016

Giro del Bianco 2016

Inizia il Gran San Bernardo
L'abbiamo già fatto l'anno scorso, è vero, ma quest'anno l'ho ristudiato, aggiungendo qualche colle, tanto per divertirci un po' di più.
Partenza e arrivo a Cuneo per un totale di due giorni di viaggio, due giorni di vedute e panorami spettacolari. Il perno del giro è il massiccio del Monte Bianco, praticamente lo si circumnaviga. Si attraversa la Valle d’Aosta, si transita in Svizzera (non c’è bisogno di vignette autostradale) si fa un bel pezzo di Savoia e infine si rientra dal Colle dell’Agnello, dopo aver attraversato alcuni tra i migliori colli francesi.

Le Coordinate

PRIMO GIORNOSECONDO GIORNO
LuogoCoordinateLuogoCoordinate
Gran San BernardoN45.868913 E7.170921Col de la MadeleineN45.435565 E6.375561
Col de ChampexN46.031706 E7.106856Col du GlandonN45.239722 E6.175515
Col de la ForclazN46.057770 E7.001470Col de la Croix de FerN45.227365 E6.202427
Col des MontetsN46.004034 E6.923658Col du TélégrapheN45.202688 E6.444550
Col des SaisiesN45.760849 E6.533476Col du GalibierN45.064207 E6.407779
Cormet de RoselendN45.691327 E6.690640Col du LautaretN45.034639 E6.405038
Col du TraN45.515460 E6.595990Col d'IzoardN44.819610 E6.734915
Hotel de Faubourg - MoutiersN45.484838 E6.530430Colle dell'AgnelloN44.683943 E6.979628

Mappa
Il Primo Giorno
Cuneo - Moutiers
Il lago al colle del Gran San Bernardo
Lato svizzero del GSB
Partenza alle 08:00. Purtroppo, per raggiungere la valle d’Aosta da Cuneo, si deve fare un po’ d’autostrada... un paio d'ore per arrivare ad Aosta, dove si esce e si prende la strada per il Colle del Gran San Bernardo, iniziando subito a rilassarsi e divertirsi.

Tutto il percorso è su strada molto ben tenuta, divertente ma sicura. Si sale fino a quota 2.473 mt slm del colle e, quando si crede di aver visto il bello, si resta estasiati da ciò che si trova dall’altra parte. Si scende parecchio, fino a Orsières, dove si lascia la strada per Martigny e si prende a destra, per Champex, il paese che da il nome al colle (1.490).
Un colle ripido e tortuoso ma non pericoloso, anzi, divertente.

Si ridiscende dall'altra parte verso Martigny, dove è facile trovare la strada del Col de la Forclaz (1.527), la si vede la lontano, è quella che taglia tutta la costa della montagna sopra Martigny ed è ben indicata. Un colle molto veloce, solo cinque tornanti, per il resto... una vera e propria pista. Attenti a non farsi prendere la mano!

Il colle è immerso in boschi molto freschi.
Sulla destra trovate un hotel con un ristorante: buono ma, a mio avviso, un po' caro. Si scollina e dopo poco si entra in Francia.
Consiglio di fermarsi proprio in Francia, per pranzo.

Continuiamo sulla strada D1506 che, attraversando il Col des Montets (1.461), ci porterà fino a Chamonix, ai piedi del Monte Bianco, un magnifico di paese che vale la pena di una visita, anche solo di una sosta per una bibita. Il Col des Montets non è altro che la continuazione del Forclaz, solo un po' più stretto ma sempre veloce. Usciamo da Chamonix verso sud e troviamo, sulla sinistra, l'imbocco del tunnel del Bianco: la N205, che prendiamo ma non verso il tunnel bensì in direzione contraria, praticamente continuando da dove siamo arrivati.

La rotonda all'imbocco del tunnel del Monte Bianco
Col des Saisies
La N205 ci porterà fino a Passy, dove, all'imbocco dell'autostrada, prenderemo a destra, proprio per Passy, svoltando poi a sinistra alla fine del breve rettilineo, per continuare per meno di un km fino a trovare una rotonda oblunga, dove ci infileremo nell'unica strada ancora verso sinistra, per Notre Dame de Bellecombe, che incontreremo dopo 26 km e dove all'ingresso del paese abbandoneremo le indicazioni per Albertville pre prendere a sinistra per Les Saisies e il suo colle: il Col des Saisies (1.657).

La strada è di media larghezza, liscia e con poche vere curve, però non spinge a correre ma a godersi i panorami. In ogni caso, è la strada più breve per arrivare a Beaufort, dove prendere per il Cormet de Roselend ma, soprattutto, dove fermarsi alla cooperativa a comprare un po' dell'ottimo formaggio che prende il nome proprio da questo paesino.

Cooperative du Beaufortain

Lago di Roselend
Continuando, si va verso il Cormet de Roselend (1.967), un colle che si distingue, soprattutto, per la bellezza del lago, il lago di Roselend appunto, che si costeggia per raggiungere la cima.
Molto frequentato, il colle è scorrevole e molto bello da entrambi i lati. Poco prima di arrivare in cima ci lasciamo il lago alle spalle e non lo vedremo più. Ricordo che quando ho percorso questo colle al contrario, l'apparizione improvvisa e inaspettata del lago mi aveva lasciato letteralmente senza fiato.

Scendiamo, quindi, verso quel crocevia di motociclisti che è Bourg Saint Maurice, dove, vista l'ora, vale la pena di fermarsi per una birretta prima di affrontare l'ultimo colle di oggi: il Col du Tra (o Col de Notre Dame du Pré, a 1.835 mt slm).
Sembra un colletto da poco, ma vi assicuro che, mentre è facile salire, la discesa verso Saint Marcel è tutt'altro che una passeggiata: strada stretta, ripidan non proprio sempre liscia e molto, molto tortuosa. Io, viaggiando in due, sono arrivato in fondo con i freni affaticati (quello dietro... non c'era praticamente più). Però... che divertimento!

Alcuni passaggi del Col du Tra (quelli che Roz è riuscita a fotografare!)
Da qui, arrivare a Moutiers è stato questione di un attimo. Ci siamo sistemati all'Hotel de Fauburg, in pieno centro: per il prezzo (49 Euro in due, senza colazione) devo dire che siamo stati proprio bene.
Per la cena consiglio il ristorante La Voute: se siete all'Hotel de Fauburg lo trovate proprio lì, appena usciti sulla destra a meno di 100 metri, altrimenti, proprio davanti al Duomo di Saint Pierre, vicino al ponte vecchio. Ottimo cibo ad ottimi prezzi.

Veduta sull'Isère dalla finestra dell'hotel e cena a La Voute
Mappa
Il Secondo Giorno
Moutiers - Cuneo
Massiccio del Monte Bianco
dal Col de la Madeleine
Colazione in una caffetteria a 30 mt dall'hotel, poi, circa alle 09:00, partenza alla volta del Col de la Madeleine (2.000), seguendo per pochi chilometri la superstrada a fianco del fiume Isère, fino a Feissons sur Isère, dove usciamo e seguiamo le indicazioni per il colle.
Prima delle 10:00 eravamo in cima, a dare ancora un'occhiata al massiccio del Monte Bianco e, soprattutto, a godere di una generosa seconda colazione, poi giù dal colle verso La Chambre. Sia salendo, sia scendendo, si incontra un buon numero di mucche sulla strada: sono abituate al traffico ma facciamo lo stesso attenzione a non spaventarle.

Guardando la strada percorsa, sulla salita al Glandon
Di nuovo salita, per il Col du Glandon (che solitamente nessuno considera perché è a soli 2 Km dal Col della Croix de Fer ma è oltre 100 metri più in basso, a 1.924), quindi La Croix de Fer (2.067) e poi giù verso la Maurienne, dove, a Saint Michel de Maurienne si prende per il Col du Télégraphe (1.566), che ci porterà dritti sulla strada del maestoso Col du Galibier (2.645).
Questa volta il colle è aperto, così evitiamo la galleria e ci inerpichiamo per l'ultimo tratto che ci porta in cima, dove, oltre alle foto di rito, proseguiamo ancora a piedi per arrivare proprio sulla punta e godere di un panorama stupendo, tutt'intorno. Glandon, Croix de Fer si fanno d'un fiato, mentre Télégraphe e Galibier richiedono un po' di impegno e di tempo in più, però sono quattro colli che, messi in fila, danno grandi soddisfazioni.

Col du Galibier
Biere Galibier
Scendendo dal Galibier verso Saint Jean de Maurienne, raggiunta l'uscita della galleria che abbiamo evitato, c'è un bar dove, visto che era l’una, ci siamo fermati per un panino e una buonissima Bier du Galibier bionda: un'ottima IPA prodotta poco più in basso, a 1.400 metri.
Rifocillati ripartiamo in direzione sud, abbandonando la Savoie per il dipartimento de Les Hautes Alpes, raggiungendo, in soli otto km, il Col du Lautaret (2.057), un punto di passaggio obbligato per procedere verso il Col d'Izoard (2.360); dal Lautaret si scende ancora su una strada ampia, liscia e dall'andamento piuttosto dolce, per meno di 40 km, fino a Cervières, dove, rimanendo sulla stessa strada, iniziamo a salire verso l'Izoard, che raggiungiamo abbastanza in fretta.
In cima moltissimi motociclisti, automobilisti e ciclisti, in quello che pare un festoso raduno improvvisato. 
Col d'Izoard

Quasi alle 16:00 ripartiamo, scendendo verso Guillestre ma svoltando a sinistra, verso il Colle dell'Agnello (2.744), non appena troviamo il primo vero bivio, a meno di 15 km di discesa assolutamente divertente.
Colle dell'Agnello
La salita verso l'Agnello è stretta e passa in alcuni piccoli villaggi. La vegetazione si fa sempre più rara e lo spettacolo, tutt'intorno, sempre più bello, con l'orizzonte che si allontana man mano, a scoprire nuove vette.

Anche in cima al Colle dell'Agnello troviamo molta gente, perfino troppa ma, d'altra parte, è domenica pomeriggio e... non abbiamo l'esclusiva.
Ridiscendere, verso casa, è reso un po' difficoltoso dal gran numero di camper ma, fortunatamente, con due ruote è pur sempre più facile trovare un varco!

Poco più di un'ora e siamo a casa, stanchi ma soddisfatti, pronti a ripartire.

lunedì 29 agosto 2016

Dal Bianco alla Lombarda

Un percorso impegnativo ma che, spalmato su due giorni, è alla portata di tutti.
Il Monte bianco dalla SS26, fuori dalla galleria Runaz
Il Monte bianco dalla SS26, fuori dalla galleria Runaz

La partenza è da Aosta e l'arrivo a Cuneo. Per chi, come me, viene dal sud del Piemonte è sempre noiosissimo raggiungere la Valle d'Aosta ma, alla fine, ne vale sempre la pena. Un paio d'ore di autostrada, da fare al mattino presto, in modo da arrivare alla partenza per tempo.

Riassunto

In due giorni attraverseremo la Val d'Aosta verso occidente, poi, entrati in Francia dal Piccolo San Bernardo, percorreremo la Val d'Isere con il Parc National de la Vanoise, rientreremo in Italia dal Moncenisio, pernotteremo a Bardonecchia, rientreremo in Francia dal Col dell'Echelle e raggiungeremo la magnifica Briançon, da dove si potrà decidere se affrontare il Col de l'Izoard o, più semplicemente, seguire il fondovalle del fiume Durance fino a Mont Dauphin per poi arrivare a quel magnifico crocevia di colli che è Guillestre. Da qui, tramite il Col de Vars, raggiungeremo la cima de la Bonette, ci gireremo intorno, e, se ce la sentiremo, passeremo anche su una strada secondaria che prevede tre chilometri di sterrato leggero: il Col de la Moutière, da dove scenderemo a Isola e rientreremo definitivamente in Italia dal Colle della Lombarda.
Mappa

Primo giorno: dalla Val d'Aosta a Bardonecchia

Usciamo dall'autostrada ad Aosta Ovest (St. Pierre) e, svoltando a sinistra, ci immettiamo subito sulla SS26 della Valle d'Aosta, che seguiremo per 21 km, fino alla rotonda all'ingresso di Morgex. Sul percorso però, superato il paese di Avise, entriamo in una breve galleria che si chiama Runaz (390 mt) e che ha un'uscita sbalorditiva: la luce in fondo al tunnel si trasforma presto in una sagoma inconfondibile: quella del Monte Bianco, che occupa tutto l'arco visibile come attraverso un mirino di precisione. Maestoso. Potevamo uscire dall'autostrada direttamente a Morgex ma... ci saremmo persi questa magnifica veduta, ideale per iniziare il nostro giro belli carichi.

A Morgex, come ho detto, alla rotonda prendiamo a sinistra ed iniziamo a salire sul colle San Carlo. Durante il percorso, a tratti alla nostra destra fa capolino la cima innevata del massiccio del Monte Bianco ma, per la maggior parte del tempo, viaggiamo all'ombra dei boschi. Tipica strada valdostana: pulita, liscia, ben curata e... divertente. Non si ha la coscienza di quanto si stia salendo ma in undici km passiamo dai 923 mt slm di Morgex ai 1950 del colle, con una pendenza media non lontana dal 10%! È la costanza della pendenza a far si che dopo poco non ci si renda più conto di quanto ripida sia la salita.
Verso lo scollinamento i boschi lasciano ampi spazi ombrosi che sono spesso meta di picnic.

Il Colle San CarloLa discesa verso La Thuile
Il Colle San CarloLa discesa verso La Thuile
La discesa a La Thuile, salvo rari punti, è più dolce, così come la risalita al Piccolo San Bernardo. Non lasciamoci trarre in inganno dal nome: si chiama Piccolo solo perché ce n'é uno ancora più grande ma... è tutt'altro che un piccolo colle. Strada composta da una lunga sequenza di curve dolci conta pochissimi tornanti, concentrati quasi tutti all'inizio della salita, tuttavia non è una strada che invita a correre, anzi: un po' la bellezza del paesaggio, un po' l'alta possibilità di trovare animali selvatici sulla strada, fanno sì che la velocità media sia, generalmente, bassa.
Quasi in cima troviamo sulla destra il lago di Verney e, poco dopo, lo slargo, una volta posto di frontiera, con il classico baretto e alcune bancarelle di souvenir. Dopo la foto di rito, procedendo superiamo l'hotel, sulla sinistra, poi ancora un km circa e raggiungiamo l'Ospizio, il grande caseggiato sulla destra che, dall'anno mille circa, fino alla seconda guerra mondiale, fu ospizio Mauriziano, cioè centro di soccorso per poveri e malati, luogo di ricovero per pellegrini, religiosi, mercanti e soldati. Durante l'ultimo conflitto i tedeschi ne fecero una base militare e, in fuga, lo saccheggiarono. Dal 1998, una volta ristrutturato, è diventato un punto per le informazioni turistiche e ospita anche un bel bar su una terrazza sul tetto.
La discesa è una delle più rilassanti che abbia mai fatto: in 9 km solo due tornanti, il sole a scaldarci la pelle (della tuta!) e la natura intorno. Poi, arrivati a La Rosiere, inizia una divertente serie di tornanti, una ventina, che ci accompagna fino a Séez.

Lo slargo al Piccolo San BernardoL'Ospizio visto dallo slargoLa discesa verso Séez
Vista l'ora, prima di affrontare l'Iseran, tra Séez e Bourg Saint Maurice sarà bene trovare un posto per un pranzo leggero. Io mi sono trovato bene al Relais des Villard, un hotel della catena Logis con un ristorantino niente male.

Rifocillati e rilassati, eccoci pronti per salire sul tetto di Francia: l'Iseran.
È vero che con i suoi 2.770 mt slm se la gioca con la Bonette, che al colle misura 2.715 e alla cima 2.802, ma noi, per non scontentare nessuno, diremo che l'Iseran è il colle più alto di Francia, mentre la Bonette è la strada asfaltata, aperta al traffico e non a fondo cieco, più alta d'Europa. (Vedi la lista delle strade più alte d'Europa)

La salita vera e propria inizia dopo una ventina di chilometri, costeggiando il Lac du Chevril, con la sua diga la cui strada sovrapposta ricorda panorami norvegesi. Qui devo mettervi in guardia per la presenza dei ciclisti in galleria: una sequenza di quattro o cinque gallerie non illuminate rappresentano l'unico passaggio anche per i ciclisti, i quali, però, non hanno quasi mai alcun sistema di illuminazione, quindi, in galleria, sono praticamente quasi invisibili. Procedete con molta attenzione.

Veduta del Lac du Chevril dalla strada verso Val d'Isère
Dopo pochi chilometri si raggiunge il paese di Val d'Isère, da dove si sale, si sale, si sale... per una mezz'ora, su una strada sempre sufficientemente larga e molto pulita, finché, quasi in cima, si rivede, in fondo alla valle alle proprie spalle, il Lac du Chevril: ci siamo quasi, poche curve ed ecco lo spiazzo del colle dell'Isèran. Dimenticavo: l'acqua portatevela da casa, perché al bar che trovate sulla destra (l'unico) una bottiglietta da mezzo litro ve la tirano su a 4 Euro(!).
Pausa, attimo di tregua e occasione per dare un'occhiata alle moto degli altri ed apprezzare la varietà di gusti e di bellezze, poi via, che di oggi ci aspettano ancora due colli.

Quasi in cima all'Iseran, uno sguardo indietro......e uno avanti
L'indicazione che si è arrivati ai 2770 del Col de l'IseranLa discesa, verso la vallée Maurienne
La discesa inizia un po' più stretta della salita ma non tarda a tornare a livelli normali. La valle, Maurienne o Moriana, appare molto ampia ed il fondo valle sembra molto lontano ma lo raggiungeremo presto, per risalire verso il Moncenisio, non prima, però, di aver attraversato il Col de la Madeleine di Bessans, che si trova proprio sulla strada, 13 o 14 chilometri prima del colle del Moncenisio, così ben integrato che... io l'ho passato senza accorgermene.

Il colle del Moncenisio dal  lato francese
Chi è già stato sul colle del Moncenisio ha ben chiari, nella memoria, la bellezza del Lac du Mont Cenis, il suo colore e l'aria fresca. Arrivando dal lato francese, come facciamo questa volta, incontriamo il segnale del colle ma dobbiamo percorrere ancora un chilometro circa, prima di scollinare e arrivare al lago. Anche qui una sosta è d'obbligo. Visto che ero sull'ultimo colle del giro di oggi, ne ho approfittato per una birretta prima di partire alla volta di Bardonecchia, un ultimo tratto di strada da una sessantina di chilometri verso la Pensione Bianca, una bella struttura, molto ben gestita da una coppia di ragazzi inglesi, che mi ha dato una cena abbondante, una bella camera con un grande bagno e la colazione, a buffet, per soli 58,00 Euro.

La strada che costeggia il Lac du Mont Cenis
Per la serata a Bardonecchia, una passeggiata in centro (a 5 minuti dalla pensione) è consigliabile: io ho trovato buoni gelati e una bella birreria (Guinnes). A letto presto, però, che domani si torna in sella.
Mappa

Secondo giorno: da Bardonecchia a Cuneo

Senza fare un'inutile levataccia, se ci mettiamo in moto tra le otto e le nove possiamo dirigerci verso la vicinissima Francia e salire al Col dell'Echelle con il fresco, ma non prima di aver verificato il carburante: una volta partiti non troveremo un distributore fino a Briançon e se non abbiamo rifornito ieri... magari siamo a secco. La strada, anche in questo caso, prevede pochi tornanti e ha un andamento piuttosto dolce. In cima si trovano molti prati che non è difficile immaginare, in altri orari, pieni di gente che prende il sole o prepara il picnic.

La salita al Col de l'EschelleIl Col de l'Echelle
La discesa è altrettanto dolce e ci porta fino a Briançon tra boschi e ampi campi, spesso popolati da bestiame al pascolo.
La città, già da qualche km di distanza, ci presenta il suo biglietto da visita: le sue fortificazioni di Vauban, sulla sinistra. Il resto della città è all'altezza della presentazione, infatti, non a caso, è Patrimonio dell'Unesco.
Tutta la città merita una visita e di oggi non ce la possiamo fare, ma due passi nel centro storico o su al forte, prima di ripartire, si possono tentare.

Le fortificazioni di Vauban di BriaçonIl centro storico di BriançonUna via del centro storico di Briançon
Da Briançon possiamo decidere se passare dal Col de l'Izoard, prendendo per Cervières, oppure tirare diritto per Guillestre. Visto che l'Izoard è già presente nel mio prossimo giro, per questa volta impegno il tempo in una rapida visita a Briançon e... consiglio a tutti di farlo.

La strada per Guillestre è piacevolmente veloce, nel senso che non è un noioso rettilineo autostradale ma una sequenza di brevi rettilinei e ampie curve intervallati da piccoli paesi. Una mezz'ora abbondante e siamo a Guillestre, dove possiamo mangiare qualcosa prima di procedere verso il Col de Vars. Dove? Consiglio di cercare la piazza Joseph Salva, dove c'è l'ufficio informazioni turistiche, e lì di fianco trovate il ristorante O' Delices. Se è stagione, la piazzetta è piena di moto, perché sia quello sia gli altri ristoranti e bar che vi si affacciano non sono male.

Da Guillestre non mancano le indicazioni per il Col de Vars o, più semplicemente, per Vars.
Chi ha deciso di passare dal Col de l'Izoard si trova già sulla strada giusta, gli altri la imboccano qui, verso sud: la D902. Un gran divertimento fatto di curve di ogni tipo, cambi di pendenza, di luce, attraversamento di stazioni sciistiche e natura quasi incontaminata, fiumiciattoli e torrentelli, fino allo specchio d'acqua vicino al rifugio Napoleon, poco più di un chilometro prima di scollinare.

Il Rifugio Napoleon, sulla sinistraLa discesa, verso Saint Paul sur Ubaye
Il col de Vars
La discesa, almeno fino a Saint Paul sur Ubaye, è anche più divertente, poi ci permette un po' di riposo fino a Jausiers, dove prenderemo a sinistra per il Col de la Bonette.

Chi mi segue sa che lo ritengo un colle al quale si deve tutto il rispetto possibile: il suo percorso è piuttosto lungo e molto vario, alcuni passaggi sono anche un po' pericolosi, vuoi perché ciechi, vuoi perché ripidi... spesso senza alcuna protezione, a volte con qualche sasso caduto in strada o, se non d'estate, con qualche lastra di ghiaccio. Inoltre, proprio perché è molto bella, è una strada molto battuta e, si sa, più persone ci sono, più è alta la possibilità di trovare l'idiota che, per arrivare prima, non esita a tagliarti la strada o chiuderti, quindi: occhi bene aperti!
Il giro potrebbe anche evitare la cima della Bonette ma, anche chi ci è già stato mille volte, non può arrivare fino ad un pass e rinunciare a quella vista a 360 gradi.

La stele punto di ritrovo di motociclisti e ciclisti (e anche altri), a La BonetteIl sentiero che, in 5 minuti, porta alla piattaforma, sulla cimaLa tavola di orientamento, sulla piattaforma

Veduta a 360° dalla piattaforma sulla cima de La Bonette
Procediamo, quindi, fino alla cima, fermiamoci come al solito a compiacerci un po' per averlo fatto anche questa volta, scambiandoci sguardi pieni di soddisfazione con gli altri motociclisti e ciclisti, magari arrampichiamoci fino alla piattaforma, poi, dalla cima, torniamo indietro, verso Jausiers, per tre km e svoltiamo stretto sulla strada sterrata che troviamo a sinistra.

Problemi con lo sterrato? Questo pezzo è lungo solo 3 km e non è molto difficoltoso, però, se lo si vuole evitare, dalla cima della Bonette si scenda verso Nizza evitando il Col de la Moutière. Ci reincontreremo dopo una ventina di km, più o meno a metà strada per Isola.
Il Col de la Moutière è lì a soli tre km, quasi tutti in discesa e si trova subito dopo l'ultima salitina, proprio dove ricomincia l'asfalto, una striscia abbastanza stretta e tortuosa che in 14 km ci porta prima a Saint Dalmas le Selvage, poi sulla strada principale che arriva dalla Bonette e ora ci porterà a Isola.

La parte sterrata del Col de la Moutière
vista dalla cima della Bonette
La parte sterrata del
Col de la Moutière
L'inizio della parte asfaltata del
Col de la Moutière
Giunti a Isola, sulla sinistra ci aspetta l'ultimo sforzo: una delle più belle sequenze di tornanti che le alpi del sud possano offrire: il colle della Lombarda.
Il colle presenta, dal lato francese, quindi questa volta in salita, una sequenza molto irregolare di tornanti, spesso seguiti da immediati controtornanti che, talvolta, possono mettere in difficoltà chi arriva troppo veloce. Le parti più guidate sono inframmezzate da un paio di quasi rettilinei, tratti, cioè, con poche curve ampie e lunghe. Superata la stazione sciistica di Isola 2000 la strada si restringe e l'aria si fa più fresca: il colle è vicino e la vista sui laghetti con sullo sfondo il santuario di Sant'Anna, il più alto d'Europa, ci ripaga anche di quest'ultima salita.

Vista sul Santuario di Sant'Anna dal Colle della Lombarda
Non resta che la discesa: tutta stretta e ben tortuosa ma che, specialmente verso la fine, è molto più regolare nel presentarci i tornanti.

Gli ultimi dodici tornanti in mezzo ai boschi, prima di arrivare alla S.S. del colle della Maddalena, presentano una buona pendenza e sono molto regolari, al punto che possono essere percorsi mantenendo un ritmo veramente piacevole di seconda-terza-seconda, destra-sinistra-destra, ma sempre cercando di vedere che non arrivi nessuno in senso opposto!

Arrivati allo stop, sulla strada che a sinistra porta al colle della Maddalena, noi prendiamo a destra e torniamo a casa, spero, soddisfatti.